SPAGNA – Pirenei, Paesi Baschi

Col passare degli anni ci troviamo a dover andare sempre più lontano, se vogliamo vedere posti nuovi. Per questo ricorriamo da diversi anni al traghetto. Quest’anno è stata la volta della Spagna. Dopo di questa, non resta che il Nord Africa, vedremo. (Nota postuma: “vedremo” la ‘primavera araba’ e la successiva instabilità politica. Ciao Nord Africa, temo che non ce la faremo mai)

 
Il momento della partenza è sempre un po’ speciale
Prima piccola delusione. La compagnia di navigazione finora era stata una certezza in tema di viaggi confortevoli, ma questa volta ci ha deluso. Il traghetto Genova – Barcellona ha una meta successiva, Tangeri, per cui la nave è affollata anche da tanti Marocchini. Il fatto che ci siano tanti extracomunitari sulla nave non ci sposta di un millimetro; è al comandante e/o alla compagnia, che la cosa da’ fastidio perché le attrattive di bordo non sono più a disposizione dei viaggiatori: sale, cinema, biblioteca, persino i lettini all’aperto per prendere il sole. A bordo si può stare comodi solamente in cabina o seduti al bar; eppure il biglietto lo abbiamo pagato per intero, tutti. Temono che i marocchini vandalizzino tutto? Al ritorno, gli educatissimi ragazzini di una scuola spagnola, quelli si, si dimostrano veri vandali: portano fuori le coperte dalle camere per stenderle per terra sul ponte e sdraiarcisi sopra. Musica a tutto volume per tutta la notte, corse sfrenate per i lunghi corridoi. Ed è inutile protestare. Gli accompagnatori adulti? Irreperibili per tutta la traversata. E io che pensavo male degli italiani. Bah… Si dice che il viaggio serva per conoscere nuovi orizzonti, nuove culture, nuove esperienze: nel nostro caso, abbiamo imparato che certe prerogative che credevamo solo italiane in realtà sono internazionali.
 
 
Ma veniamo al viaggio vero e proprio. Sbarchiamo al mattino e cerchiamo di uscire da Barcellona per andare verso Nord, verso i Pirenei. Cerchiamo, ma non è facile. Ho rinunciato al navigatore per questioni di mappe straniere da comprare e installare, e perché il viaggio deve essere un po’ così; da improvvisare. Devo capire la cartellonistica spagnola, e alla fine ci riuscirò: è fatta bene, perché le strade extraurbane, piccole e grandi, sono contrassegnate da una sigla+numero presente in tutti i cartelli; ed è facilmente individuabile nelle cartine. Ma per uscire dall’urbe tentacolare ricorro (e sarà l’unica volta) al vecchio, caro, a volte incerto sistema: fermare un passante e chiedere. La periferia di Barcellona è, com’era immaginabile, immensa. Ma non è spalmata tutta intorno com’è ad esempio per Milano: per questioni orografiche ci sono dei fondovalle inurbatissimi e anguste valli quasi disabitate. Insomma, è solo dopo un’ottantina di chilometri che iniziano le cose da vedere che ci piacciono. Visitiamo cittadine del Nord della Catalogna: Suria, Solsona, Cardona, e altre. Tutti questi posti hanno un centro storico restaurato con cura, ordinato, pulito. Palazzi antichi tirati a lucido. Castelli e fortezze.
Sopra e sotto: Suria

 

 
Arriviamo a Tremp e troviamo, non senza qualche vicissitudine, un alberghetto carino. Siamo nella zona pre-pirenaica: non proprio montagne di roccia come in Trentino, quelle le vediamo comunque in lontananza. E’ dolcemente ondulata, il che significa bei panorami, e strade piacevoli da percorrere. E per dei motociclisti non è un dettaglio da poco; anzi, è fondamentale.
Sopra e sotto: nelle vicinanze di Tremp

 

Fin da questo primo giorno noto una cosa che noterò per tutto il resto del viaggio. Ed è difficile non buttarla in politica. Belle strade, ho detto; non mi resta che spiegare i dettagli, spiegare perché le strade sono belle e non è merito soltanto della Natura.
Cominciamo dalle strade di fondovalle che portano verso i passi pirenaici. Ce ne sono una mezza dozzina che partono dall’interno della penisola Iberica, salgono per i fondovalle e arrivano al passo in alta quota per scendere in Francia. Ne ho percorse diverse. Hanno la carreggiata larga, un asfalto perfetto, le curve sono ben disegnate e veloci: non si scende mai sotto i 70 kmh (perlomeno io; altri non scenderebbero mai sotto i 90 – 100). Non attraversano mai un paese, ma ci sono le uscite e le entrate con apposite corsie di accelerazione e decelerazione. Quando c’è un tratto particolarmente pendente, la carreggiata si allarga per dare due corsie a chi sale: una per i mezzi meno veloci e una per gli altri. La sola scomodità sono i cantieri: ne ho visti parecchi, ma la cosa è assai positiva: per dare agli utenti strade così belle, ci dovranno pur essere, no? Se pensiamo alle strade nostrane, tra buche, paesi, limiti di velocità… A tutto questo si aggiunga… l’IVA. Cosa c’entra l’IVA? In Spagna, per qualunque cosa, dal conto del ristorante o dell’albergo, a qualsiasi bene o servizio c’è l’IVA del 7% (dicasi SETTE per cento, contro il 21 nostrano). E si aggiunga il prezzo della benzina più basso di circa 20 centesimi. In altre parole: si paga di meno e si ha di più. Di certo ci sarà corruzione anche in Spagna, ci mancherebbe, ma di certo la classe politica non arraffa tutto come da noi.

 
Ripartiamo da Tremp. Altri paesaggi e paesi che poco o nulla hanno a che invidiare con la celebratissima Toscana. La consueta cura e pulizia dei centri storici, le mura di pietra continuano a farci scattare foto.
Ainsa
A metà pomeriggio arriviamo a Jaca, una cittadina che già risente dei flussi turistici: è una base di partenza per raggiungere le località sciistiche dei Pirenei. Di suo, cioè di antico e caratteristico ha una fortezza a base pentagonale contornata da un enorme fossato. Spettacolare; peccato non poter entrare.
 
 
Ripartiamo al mattino, e per non smentirmi dimentico la mia carta di identità in albergo. Me ne accorgerò di lì a cinque giorni. Per fortuna basterà una telefonata per farmela spedire a casa per posta ordinaria.
Prima di puntare decisamente verso la costa Basca visitiamo il monastero di San Juan De La Pena, un vero gioiello di arte e architettura basso-medievale, incastrato nella roccia viva.
 
E poi ancora strade spettacolari, paesini incantevoli.
 
Lungo la strada ci fermiamo anche a Pamplona. Anche senza la corsa dei tori per le strade, la città ha un fascino tutto suo: strade, chiese, palazzi; una visita soddisfacente.
 
Ripartiamo e finalmente raggiungiamo il mare, e qui abbiamo la percezione esatta di cosa è stato ed è ancora il boom economico spagnolo. Una speculazione edilizia da far impallidire la nostra. Il primo paese che incontriamo è Zarautz. Bella spiaggia, si, però di antico non c’è nulla. In compenso una quantità enorme di palazzine, allineate e coperte fra la spiaggia e la strada. Ci sembra già brutto così, ma il peggio lo vedremo fra qualche giorno. E’ un posto ricco di locali e discoteche e poco altro. Gli alberghi sono pieni e quei pochi che non lo sono offrono sistemazioni non certo all’altezza. Ci spostiamo e troviamo un posto più adatto a noi: Getaria. Paesino grazioso, con spiaggia bellissima, porticciolo di pescherecci, uno spettacolare promontorio di roccia. E troviamo una camera dignitosa e a relativamente buon mercato. Sarà la nostra base operativa per qualche giorno.
Sopra e sotto: Getaria

 

 

Il giorno dopo andiamo verso Est diretti a San Sebastian. La guida ne parla in modo entusiastico, ma per noi, sinceramente, non va’ oltre ad un buon voto. E non ci facciamo condizionare nel giudizio dalla pioggia che ci accoglie alle porte della città. Ormai, da motociclisti scafati, non ci facciamo più particolarmente caso: mettiamo la tuta antipioggia e via. Anche qui la speculazione edilizia colpisce, sebbene marginalmente. Fa’ un certo effetto vedere una grande spiaggia semicircolare limitata a monte da una serie di palazzi di otto piani gli uni attaccati agli altri. Solo un promontorio viene risparmiato (almeno per ora): c’è una passeggiata di 2-3 km che gli gira intorno, con lo spettacolo delle onde dell’oceano che si frangono contro la scogliera frastagliata.
Sopra e sotto: San Sebastian, per i baschi Donostia

 

L’inurbamento intorno alla spiaggia di San Sebastian

 

Una strada secondaria porta verso la Francia arrampicandosi per una grande rupe e offre panorami stupendi a picco sul mare e la vista (quasi contatto) di cavalli allo stato semi-brado: facciamo un po’ di fatica a trovarla, ma è una bella soddisfazione percorrerla.

 

 

La Francia vista… dalla Spagna
 

 

Il giorno dopo partiamo in direzione opposta, sempre costeggiando, stavolta verso Ovest. Lekeitio: cattedrale magnifica, bella spiaggia, paesino piccolo e abbastanza risparmiato dalla speculazione. Molto affascinante, invece Elantxobe. Abbarbicato su una parete quasi a picco sul mare, praticamente ha una sola strada che arriva tra le case. Per permettere al servizio pubblico di arrivarvi c’è una piattaforma girevole: l’autobus ci sale sopra, la piattaforma ruota di 180 gradi ed è possibile tornare indietro. Lo spazio per una manovra ‘normale’ non c’è proprio. Pranziamo in un ristorantino panoramico e per tutto il tempo del pranzo abbiamo gli occhi incollati al vetro della veranda, come bambini che guardano dal finestrino durante il loro primo viaggio in treno.

 
 La spiagga di Lekeitio
 Elantxobe
Proseguiamo verso Ovest. Guernica, città resa tristemente nota dai fatti della guerra civile spagnola, si trova qualche chilometro all’interno. A separarla dal mare un estuario che sarà largo anche un chilometro, fatto semplicemente di sabbia finissima. Mini dune, alte pochi centimetri, si fanno circondare da acqua salmastra, profonda a sua volta pochi centimetri. Le persone là in mezzo sono solo puntini scuri. Spettacolo.
 
Quei puntini scuri sono… persone.
Dalla parte Ovest dell’estuario, ma già sulla costa, c’è Mundaka, ricca di spunti interessanti per la nostra macchina fotografica.
Mundaka
 
Continuiamo in direzione Ovest, verso Bilbao, e troviamo un’altra strada che si inerpica molto in alto pur costeggiando l’oceano. E’ più alta, lunga e spettacolare ancora di quella del giorno prima che portava da San Sebastian alla Francia. Ed è pure interrotta. Per non perderci lo spettacolo torniamo indietro, percorriamo una strada interna e risaliamo dalla parte opposta fino all’interruzione. Ne vale la pena.

 

Il giorno dopo salutiamo Getaria per spostarci più a Ovest. Prendiamo l’autostrada, tanto quello che c’era da vedere l’abbiamo visto ieri. Oltrepassiamo Bilbao, città ridotta ad un immenso cantiere. Vediamo dei viadotti in costruzione che assomigliano più ad un gigantesco otto volante. Vorrei poter dire: vedremo. Ma dopo Bilbao ci attendono ancora chilometri e chilometri di costa frastagliata da visitare, vedere, percorrere, fotografare.
 

 

Il primo paese interessante è Castro Urdiales: un bellissimo centro storico, con porticciolo, forte di pietra e cattedrale. Peccato che tutto intorno stringano l’assedio centinaia e centinaia di palazzi moderni accatastati disordinatamente. La parola che usiamo per commentare è ‘orrendo’, ma non sappiamo ancora cosa ci aspetta. Infatti poco più avanti troviamo due cittadine di nome Laredo e Santona. Qui sembra che per massimizzare gli utili abbiano ingaggiato architetti dell’ex Unione Sovietica o dell’ex Jugoslavia: ci sono dei palazzi da 18 piani quasi sulle spiagge (che prima dovevano essere proprio belle) che ricordano inesorabilmente Sarajevo.
Castro Urdiales
 
Tiriamo diritto inorriditi e arriviamo a Noja. Anche qui il paese è in gran parte nuovo, ma almeno la speculazione non è stata così selvaggia. Troviamo un buon albergo e ci sistemiamo. La cosa strana è che è un albergo piuttosto bello e decisamente a buon mercato: stiamo aprendo le valigie quando mi viene il dubbio che il prezzo propostoci sia a persona e non a camera. Vado alla reception e chiedo conferma. E’ proprio a camera. L’unica spiegazione la trovo nel fatto che in quel posto, in Giugno, la domanda è bassa e l’offerta è alta.Il mattino successivo decidiamo di fare una passeggiata in riva al mare. Lo vediamo che la spiaggia è grande, ma decidiamo comunque di andare fin dove finisce: impieghiamo 75 minuti per andare e altrettanti per tornare. Giusto per dire che non abbiamo sempre un motore sotto al sedere.
La… spiaggetta di Noja

 

 

Al pomeriggio andiamo a Santona, non certo per ammirare la nuova Sarajevo, ma per fare un giro in battello e visitare quel tratto di scogliera che separa Santona da quella stessa spiaggia che abbiamo conosciuto stamattina. Grotte marine, antichi ruderi, roccia viva a strapiombo: bello spettacolo.
 
Il giorno dopo via in sella a vedere altre spiagge. Per fortuna la speculazione non colpisce indiscriminatamente. Visitiamo posti come playa del Ris, playa dell’Ajo e altri ancora: niente case, niente palazzi: solo sabbia, mare, rocce; vegetazione dai colori sgargianti.
 la Playa del Ris
La playa dell’Ajo
 
Soltanto nei pressi della playa del Ris ci sono un po’ di palazzi nuovi, e in particolare un condominio di forma conica, di altezza molto ridotta rispetto al diametro, e che assomiglia ad un bunker. Vale la massima di un anonimo che disse: un architetto lasciato libero di creare disegnerà una casa dove non andrebbe mai ad abitare.
Ah, l’architettura moderna !
 
Arriviamo a Santander. Una città abbastanza moderna, che sorge su una insenatura profonda. Carina, ma niente di speciale. Ancora scorci di spiagge immense e deserte, alternate da scogliere spettacolari, e infine puntiamo un poco all’interno per visitare Santillana de Mar. Non si capisce perché ‘de mar’ perché si trova all’interno per parecchi chilometri. Non si capisce perché ‘Santillana’, dato che ha una tradizione e una storia marcata da un certo anticlericalismo, cosa strana nella cattolicissima Spagna.. Tuttavia la cittadina è splendida, perché è interamente medievale (almeno la parte entro le mura), con case restaurate, si, ma ‘vere’. Lavatoi, cantine con le botti, una chiesa ovviamente romanica (che comunque non poteva mancare) con uno splendido chiostro. La piazza principale, giusto per sfuggire alle regole e alle convezioni, è triangolare. Bella, proprio bella, da non perdere.
Santillana de Mar
 la Cattedrale
la piazza triangolare (anche se si vede un solo angolo)
Lasciamo l’albergo di Noja e ci spostiamo verso l’interno: la Rioja, terra di vino e dolci colline. Andiamo verso Logrono e visitiamo il lago De Urrunaga e Lago Ullibarri.
 
il lago De Urrunaga
Inspiegabilmente non ci sono alberghi, affittacamere, niente. Eppure sono posti splendidi; in Italia sarebbero sicuramente sfruttati turisticamente. I dintorni di Logrono sono affascinanti. Da lì prendiamo una statale in direzione est-sud est, bellissima e spettacolare, che arriva fino a Estella. Lo scopo è di trovare lungo questa strada una sistemazione, ma per un’ottantina di chilometri troviamo solo un albergo, pieno. Dobbiamo arrivare, quasi alle 19 e un poco preoccupati, ad Estella per riuscire a beccare forse l’ultima stanza libera forse nell’ultimo albergo disponibile. Viaggiare così, si sa, si corre questo rischio…
Estella
Estella è molto bella, ed è anch’essa una buona base di partenza per i nostri giri. L’indomani torniamo verso Logrono facendo ovviamente un’altra strada e scoprendo paesaggi ‘toscani’, e
Verso Logrono, una azienda agricola
visitiamo la capitale della Rioja. Troviamo i preparativi di una grande festa che coinvolgerà tutta la città: bancarelle, mostruosi grill dove preparano quintali di bistecche, salsicce e ogni ben di Dio, vediamo cavalli bianchi che probabilmente sfileranno bardati e agghindati, troviamo persino una grande aiuola dove è stato preparato uno spazio per uccelli rapaci. Questi animali di razze diverse, avvoltoi, aquile, falchi, civette, non sono in gabbia, ma legati per una zampa e stanno appollaiati su appositi ceppi. Peccato, sarebbe stato da tornarci alla sera, ma siamo alloggiati troppo lontano.

 

Quando si dice “far le cose in grande”….

 

Lasciata Logrono, prendiamo una strada che và decisamente verso sud, percorrendo la valle dell’Iregua. Siamo di nuovo in montagna, o poco ci manca. Bella, spettacolare, con roccia viva a vista e curve divertenti. Torniamo indietro percorrendo un’altra valle (valle del Rio Leza) parallela alla precedente, più angusta e stretta, che termina però con uno spettacolare canyon, che poco ha a che invidiare alle celebratissime gole del Verdon, in Francia. Il ritorno a Estella è caratterizzato dalla ricerca quasi ossessiva di stradine secondarie; ricerca che dà ottimi frutti: è uno dei momenti di maggiore godimento motociclistico di tutto il viaggio.
le gole del Rio Leza
(Nota postuma: non abbiamo ancora visto del Gole dell’Ardèche, Francia 2012…)
Il giorno successivo ci spostiamo nuovamente, e andiamo dritti a Saragozza, dove trovare albergo è facile, grazie ad un efficientissimo ufficio turistico. Un po’ meno facile è raggiungere l’albergo, a causa di un intrico selvaggio di sensi unici e di una cartina fornitaci che viene bene per il turista a piedi, non per quello motorizzato. Città proprio bella, magari un po’ monumentale, ma ricca di vita, di locali e negozi di ogni tipo, ricca di tradizioni culinarie, cosa che a noi piace assai assai. Arriva la pioggia, ma la moto è già nel garage dell’albergo, per cui la prendiamo a piedi. La grandissima plaza del Pilar, e l’annessa immensa cattedrale, meritano una visita accurata. Così come il parlamento di Aragona, di cui Saragozza è la capitale, raro esempio di architettura araba in Europa.
Sopra e sotto: Plaza del Pilar – Zaragoza

 

 

Sopra e sotto: Sede del Parlamento di Aragona. Si vede che da queste parti ci sono stati anche gli Arabi

 

 
Il tempo a disposizione per il viaggio è agli sgoccioli. Ripartiamo l’indomani mattina per avvicinarci a Barcellona, dove ci attende il traghetto per il ritorno. Ma le sorprese non sono ancora finite. La strada che da Saragozza và verso Barcellona è incredibilmente bella e diversa da tutto quello che abbiamo visto finora. Mi ha ricordato in modo impressionante l’Arizona. Paesaggio leggermente ondulato, vegetazione scarsa ma non assente. In luglio e agosto deve essere un forno. Noi la percorriamo all’indomani di una abbondante pioggia e l’aria è solo calda. C’è anche l’autostrada che corre parallela, ma la evito accuratamente. E faccio bene; peccato solo per la presenza massiccia di mezzi pesanti, che rovinano un poco il piacere di guida. D’altronde, su questa strada si viaggia agevolmente a 100 km orari; che interesse hanno a percorrere l’autostrada e a pagare quindi un inutile pedaggio? Capisco l’antifona, per cui uso un trucco che si rivela efficace. Dopo pochi chilometri mi fermo, e attendo che i camion che ho davanti si allontanino. Attendo finchè il ‘buco’ fra un gruppo di camion e il successivo che segue è abbastanza grande: mi ci butto e tengo i 100 orari, esattamente come i camion; in questo modo vedo quelli davanti solo in lontananza e idem per quelli dietro, e ho così l’impressione di viaggiare su una strada poco trafficata (basta non badare a quelli che vengono in senso opposto…) Un’altra cosa che colpisce è la presenza massiccia di pale eoliche: per ‘massiccia’ intendo proprio una quantità elevatissima. Vedo in lontananza intere batterie di pale eoliche impossibili da contare, saranno centinaia e centinaia. E’ evidente come al governo o alle istituzioni spagnole queste pale costino un terzo rispetto a quanto le paghiamo noi, italici contribuenti…
 
Arriviamo in una zona a Nord di Barcellona, la stessa che abbiamo incrociato all’inizio del viaggio, ma c’è ancora molto da vedere. Artes e soprattutto Vic.
Il panorama da Artès
Anche questa piccola cittadina della Catalogna è ricca di sorprese. Splendida la grande piazza centrale, ricca (ma non solo lei) di portici e magnifici palazzi storici. Tra i vicoli di Vic c’è persino un tempio romano ben conservato.
 
Sopra e seguenti: L’architettura a Vic

 

 

 

A Vic trascorriamo l’ultima notte. All’indomani raggiungiamo Barcellona, e per farlo percorriamo una valle semideserta, scoscesa e chiusa. Il che non ci impedisce di scoprire un piccolo borgo antico che è una vera perla: El Brull.

 
El Brull
 
Becchiamo anche l’ultimo au revoir dalla Spagna: un temporale improvviso che ci sorprende quando abbiamo ormai raggiunto la costa, siamo su una superstrada e non abbiamo la possibilità di fermarci immediatamente. Arriviamo fradici nella grande città e cerchiamo un garage a pagamento per il resto della giornata: dobbiamo toglierci la roba bagnata e indossare qualcosa di asciutto. Restiamo a lungo in quello spazio semibuio, fra l’odore nelle macchine e dei pneumatici, ma alla fine usciamo asciutti, cambiati e col morale un po’ risollevato. Camminiamo per la Rambla ed entriamo a visitare il mercato, la celebre Bocateria: anche se non sono una novità per noi, restano sempre una cosa molto piacevole: artisti di strada semplicemente geniali, bancarelle di ogni tipo. Mangiamo in un locale che fa’ tapas (piccoli assaggi di cose diverse) e Elisabetta ha l’idea giusta al momento giusto: ci sono degli autobus a due piani, scoperti, che ti portano in giro per la città. Costano un po’ cari, ma trascorriamo più di tre ore con l’auricolare e gli occhi che ci raccontato questa città dai mille volti: dai nuovi grattacieli alla Sagrada Familia, dal Camp Nou al quartiere olimpico del Montjuic.
Una delle tante vedute di Barcellona dal bus turistico

A tarda sera, anzi a notte fonda, (quattro belle ore di ritardo) finalmente ci imbarchiamo. Per scaramanzia, come sempre, dico ‘arrivederci’ ai luoghi visitati. Se non altro per ripercorrere quelle splendide strade che in Italia non possiamo nemmeno sognarci.


(Nota postuma: promessa mantenuta! – 2013 – Galizia e 2014 – Andalusia)

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