SPAGNA -Galizia

Sono anni ormai che scegliamo metà primavera per fare il nostro viaggio, perché quello è “IL” viaggio: clima ottimo, facilità a trovare alloggio ovunque, prezzi da bassa stagione, poca o nulla confusione.

Già nel 2010 siamo stati in Spagna, e abbiamo girato i Pirenei e i Paesi Baschi. Questa volta abbiamo puntato dritto la Galizia, ma non sarà solo questa splendida regione a deliziarci.

Qualche timore per la moto, che ha avuto più di un problema fino a pochi giorni prima della partenza.

Un baule da 55 dietro, due da 45 ai lati, una borsa sul serbatoio, io e Madzillina partiamo in configurazione “massimo carico”, percorriamo ben 2,5 km e come primo giorno basta così. Siamo già nella banchina di imbarco. Vantaggio riservato ai Genovesi…

Comoda e riposante, la nave; al mattino sbarchiamo a Barcellona e iniziamo subito a macinare chilometri. Splendida la rete viaria spagnola; lo ripeterò spesso. Tante  superstrade gratuite e strade normali col limite a 100 kmh: percorrere 600 km e arrivare a  Burgos come prima tappa, è non dico riposante, ma abbastanza agevole, e soprattutto divertente. Niente male, la  città.

Il giorno dopo solo strade ‘normali’ da 100 kmh, facciamo 500 km e arriviamo a Ribadeo, la prima città costiera all’estremità Nord orientale della Galizia. Ci accoglie un albergatore-biker, che ci fa’ lo sconto, ci inonda di depliants e di consigli utili. Magnifica, come accoglienza.

La prima cosa da vedere è la Praia as Catedrais, una spiaggia… al 50%.. Abbiamo la fortuna di capitarci nel tardo pomeriggio ed anche la mattina successiva, così vediamo la differenza portata da qualcosa come cinque metri di marea! Prima, c’è una vasta spiaggia a ridosso di una scogliera col mare che si frange svariate centinaia di metri più indietro, poi la spiaggia è sommersa e la scogliera è flagellata dalle onde.

Marea bassa…

 

… e alta

 

Madzillina, nella sua elegante mise antipioggia

 

La Coruna

Proseguiamo col periplo e ci fermiamo qua e là a fotografare ora spiagge, ora scogliere. Tra queste, la Punta de la Estaca de Bares, il punto più settentrionale della penisola Iberica. Gli agglomerati importanti, Viveiro e Ortiguera non ci entusiasmano: anche qui si vedono i segni di una brutale speculazione edilizia. Splendido, invece, un paesino vicino a Cedeira: Teixido: arrampicato su una scogliera altissima, un insieme di case vecchie e una splendida chiesa. Tutto intorno, prima che inizino i dirupi, prati verdissimi con cavalli e mucche, orti. Ci fermiamo a dormire a Cedeira, un paese grazioso e accogliente. Ripartiamo e decidiamo di ‘saltare’ il tratto che và da Ferrol a La Coruna: è un golfo anche bello, frastagliato; tuttavia è una zona inurbatissima, per cui tiriamo dritto proprio fino a La Coruna, tanto per vedere com’è fatta. Viva e vitale, ma troppo città; non fa’ per noi.

 

Due viste di Teixido

Continuiamo a costeggiare il mare in direzione ovest e finalmente riusciamo a lasciarci l’urbe alle spalle e a goderci nuovi panorami marini. Si fa’ tardi, cerchiamo qua e là un hotel decente, senza trovare. Finchè arriviamo a Malpica, vediamo l’indicazione di un hotel e prima ancora di vedere il paese ci fiondiamo a prendere una stanza. Che è anche bella… ma è il paese ad essere non brutto; direi… orrendo. Una speculazione edilizia da far impallidire i palazzinari nostrani. Giusto il tempo di cenare, dormire e via di corsa.

E siamo nel punto dove la costa ‘gira’ verso sud. Sempre spiagge, scogliere. Posti come Laxe, Cabo Vilàn, Camarinas, Muxia, per arrivare a capo Finisterre; il punto più a Ovest di tutto il nostro continente. O almeno è quando dicono i cartelli informativi: scoprirò in seguito che non è vero. Il punto più a Ovest del continente è in Portogallo. Il solito campanilismo deteriore. E’ una rupe altissima, dove torreggia l’immancabile faro. Anche se non siamo ancora in Portogallo voglio parafrasare Guccini: mi sono sentito un punto al limite di un continente. Peccato però per le nuvole: con una bella giornata le foto sarebbero state magnifiche.

 

Nella vicina spiaggia di Sardineiro de Abaixo ci mettiamo a raccogliere conchiglie come fossimo ragazzini; ma è logico: sono enormi e bellissime.

Proseguiamo verso sud e giriamo una profonda insenatura: da una parte c’è Muros, dall’altra Noia. Ed è qui che ci fermiamo: non è un posto splendido, ma nemmeno brutto. Ed il restaurante che ci viene consigliato è ottimo. Le previsioni meteo sono pessime, per cui decidiamo di fermarci qui per due notti. Perché? Facciamo “come quando fuori piove”: in caso di pioggia la moto resta ferma e giriamo coi mezzi pubblici. Anche perché ad una trentina di chilometri, all’interno, c’è Santiago de Compostela. Non siamo religiosi, ma la città meriterà la visita. Inoltre scopriremo l’efficienza dei trasporti pubblici spagnoli: in ogni città c’è una stazione degli autobus che battono regolarmente tutta la Spagna. La visita alla maggiore cattedrale di Santiago ci fa’ capitare proprio durante una messa affollatissima di fedeli e di pellegrini che hanno camminato chissà quanto per arrivare fin qui. E assistiamo ad un momento emozionante: mentre di solito, in  chiesa, durante la messa, viene agitato “a mano“ il turibolo per l’incenso, qui viene usato un paranco appeso all’altissima cupola, e il turibolo, gigantesco, appeso ad una fune, viene fatto ondeggiare da un’ala della chiesa all’altra, compiendo una oscillazione larga una sessantina di metri. L’oggetto fumante sibila a velocità vertiginosa davanti all’altare e quasi raggiunge l’altissimo tetto della cattedrale. Alla fine dell’aspersione un applauso scroscia spontaneo. Personalmente, per essere un rito religioso, (per quello che è stata l’educazione religiosa ricevuta) mi è sembrato quasi paganeggiante.

 

 

 

L’indomani mattina le nuvole sono discontinue quanto basta da non temere la pioggia e, confortati anche dal meteo di “Galicia noticia” ripartiamo all’esplorazione della costa Gallega. Giriamo la penisola della Sierra de Barbanza (solita scorpacciata di scorci, spiagge), e passiamo alla penisola successiva, A Toxa, con la splendida spiaggia detta O Grove. Poi giù per la città di Sanxenxo e poi ancora per la penisola successiva, detta De Morrazo che sta subito a Nord di Vigo. Ci fermiamo a Bueu, dove troviamo il miglior rapporto prezzo/qualità della Galizia, sia per il vitto che per l’alloggio.

Il giorno successivo, attraversando Vigo, incontriamo un guzzista doc (non come noi, Guzzisti occasionali): un distinto signore su una Guzzi V7 che sarà stata del 1970 o prima ancora. “Estavo un nino” gli dico indicando il suo gioiello. “Anche io” risponde sorridendo. Ci spingiamo fino a Baiona. Qui finisce l’inurbamento, a volte selvaggio, della costa Galiziana. Stupenda spiaggia. Inizia l’ultimo tratto della PO552, una strada a costante contatto con l’oceano fino al Portogallo. Spettacolare.

Lungo la PO552

Come ultimo cioccolatino, prima di lasciare la Galizia, la città di A Guarda, con la Citania de Santa Tegra. E’ una rupe che si erge sulla sponda destra, quindi spagnola, del Rio Ninho che divide i due stati. Dalla sua sommità il panorama è elettrizzante; la giornata è tersa, il vento soffia forte. Da qui si coglie la bellezza della costa e l’infinita vastità dell’oceano.

Il confine naturale fra Spagna e Portogallo, vista dalla sponda spagnola, guardando a Sud

 Troviamo il primo ponte sul Rio ed entriamo in Portogallo. Il primo impatto, negativo, sono gli automobilisti: se quelli spagnoli hanno un comportamento in tutto e per tutto simile agli anglosassoni, quelli portoghesi ti fanno sentire… a casa. Anche le strade, e i limiti di velocità, ricordano le italiche sponde. Ma la costa dell’oceano è tutt’altra cosa. Ci fermiamo a dormire a Esposende ed approfittiamo dei prezzi portoghesi, estremamente più accattivanti di quelli spagnoli o nostrani. Qui c’è una insenatura naturale formata da una piccola penisola di sabbia parallela alla costa, che forma una pozza dove appassionati di kite-surf possono approfittare dell’immancabile forte vento senza rischiare di farsi risucchiare al largo.

Tramonto Portoghese (Esposende)

Ripartiamo al mattino puntando decisamente verso l’interno. Aggiriamo Braga e prendiamo la statale N103 che va a Braganca e quindi rientra in Spagna. Tutta statale di montagna simile alle nostre tortuose, anche se spettacolari, fino al lago di Rabagao. Dopo, fino a Braganca, è una sequenza di curve veloci e lente, di saliscendi, di panorami stupendi. E traffico scarso. Se esistesse una strada così, in Italia, diventerebbe un passo del Muraglione al quadrato. Dormiamo a Braganca e rientriamo in Spagna per aggirare Zamora e visitare Salamanca. Splendida città ricca di storia, di monumenti, cattedrali e… di vita.

Sopra e sotto: Salamanca

 

Una annotazione ancora sulle strade spagnole: per andare da Zamora a Salamanca, circa 60 km, c’è una statale bella, dritta, che taglia fuori quasi tutti i paesi. E percorro quella, è una gioia, motociclisticamente parlando. Ma c’è anche una superstrada, gratuita ma che assomiglia ad una normale autostrada, che copre lo stesso percorso. L’una e l’altra, messe insieme, non hanno nemmeno la metà del traffico di una comune strada statale italiana, ad esempio l’Aurelia in Liguria. Spreco? Forse. Situazioni del genere ne vedrò ancora, in questi giorni. Se anche da noi “sprecassero” così…

Dopo Salamanca è il momento di Avila, dopo un’altra strada goduriosa. Prima di scoprire Avila, non avrei mai immaginato che potesse esistere una città murata così grande, spettacolare e ben tenuta. (E non avevo ancora visto Carcassonne…) La visita alla città e agli spalti delle mura è d’obbligo, sia per gli scorci sulle piazze e sulle chiese, sia per il panorama esterno. Un po’ troppo turistica, forse, ma basta evitare di fare come abbiamo fatto noi: dormire e cenare lì…

Avila

E arriviamo a Segovia, famosa come Salamanca, anche se quest’ultima è meglio.

Sopra e sotto: Segovia

 

 

Perché non siamo andati a Madrid? Perché ci sono andato anni fa per lavoro e oltre a qualche bel palazzo e al Prado non ho visto un gran che. Se ignoro qualcosa, correggetemi. La movida? non ci interessa…

Ripartiamo infatti vero nord-est, verso El Burgo e ci fermiamo, dietro consiglio (ottimo) di un benzinaio, ad Ayllon. Bel paesino ma splendidi dintorni. Maderuelo: cittadina interamente medievale su un lago bellissimo, Berlanga de Duero e la vicina Ermita de San Baudelio. Quest’ultima è chiusa, ma girare questi paraggi sulle meravigliose strade Castigliane mi fa’ provare un piacere enorme a guidare la moto; tale che non l’ho mai provato prima. Credetemi, non sto esagerando.

DSC02302

Sopra e sotto: Maderuelo

DSC02303

Manca ancora qualche giorno alla data dell’imbarco per tornare a casa, e ci muoviamo lentamente in direzione sud-est. Vediamo altre città niente male, ma che non valgono Salamanca o Avila: Siguenza, Molina de Aragon, Alcorisa, Morella e Calaceite, passando dalla Castiglia all’Aragona e infine alla Catalogna. A Morella c’è un castello la cui visita impegna molto le gambe; ma è splendido. L’ultima sera prima dell’imbarco facciamo il ‘pellegrinaggio’: si chiama Siete portes, è un ristorante conosciuto durante le mie trasferte a Barcellona per lavoro. Fanno una paella che molti definiscono la migliore di Spagna. Sono concorde. Prezzo sostenuto ma non eccessivo: da non perdere. (L’anno dopo, purtroppo, cambieremo idea.)

Seguono ora un po’ di foto di spiagge, prese a caso. Anche senza nomi e luoghi dovrebbero dare un’idea di cosa è possibile trovare in Galizia

 

 

 

 

 

 

Qualche scogliera

 

Ora, dulcis in fundo, un po’ di foto di strade. Sono tutte scattate in Castiglia e Aragona, ma non sono che un esempio, per cui anche qui non sto a dettagliare dove

 

 

 

 

 

 

Infine qualche considerazione generale. La Spagna è immensa e abitata molto meno densamente che da noi. Questo significa panorami grandiosi, km e km senza vedere segno di attività umana, strada a parte. E la natura ci mette di suo: da un posto all’altro sembra di essere in Toscana, poi in Grecia, poi in Abruzzo, poi addirittura in Arizona. Ma il contributo maggiore per rendere questo viaggio tra i migliori che abbia mai fatto, lo hanno dato… i politici spagnoli. Gli spagnoli pagheranno le tasse più diligentemente di noi, ma intanto hanno l’IVA al 10% (mentre in Italia, per ora, è al 22) e la benzina che in questo periodo varia da 1,40 a 1,50 al litro (da noi fra 1,80 e 1,90). E i servizi che hanno in cambio sono eccellenti: tutte le strade vecchie e tortuose sono state rifatte, o le stanno rifacendo, per tagliare fuori buona parte dei paesi e renderle più dritte e veloci. Poche autostrade a pagamento e tante superstrade gratuite. Trasporti pubblici impeccabili (hanno anche le ferrovie veloci, le ho viste sfrecciare qua e là). Non ho avuto la sfortuna di aver bisogno di cure mediche, ma mi dicono che anche in quelle cose sono più avanti di noi.

Adios, Espana. Anche se preferisco dire “Arrivederci” (un anno dopo, infatti….)

 

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