SPAGNA – Andalusia

DAL 4 AL 18 SETTEMBRE 2014
 
Non si può dire che l’attesa, stavolta, sia stata spasmodica. Non sapevamo se saremmo partiti fino a fine Agosto, per cui, appena avuta la buona novella, abbiamo prenotato il traghetto e di lì a poco siamo partiti. C’era indecisione da parte mia: Croazia o ancora Spagna? Madzillina ha puntato deciso sulla Spagna, quindi…
 
 
      Queste sono le tappe del viaggio, due notti nelle tappe 2 e 4, una notte nelle restanti.
      1)  Los Alcazares
2    2) San Josè (Cabo de Gata)
3    3) La Herradura
4    4) Canos de Meca
5    5) Arcos
6    6) Antequera
7    7) Granada
8    8) Albacete
9    9) Alcanitz  (fuori cartina, verso Barcellona)
 
Traghetto puntuale, alle otto del mattino siamo già in sella a Barcellona. Ottimo, perché abbiamo intenzione di fare molti km per portarci subito in Andalusia, o quantomeno vicino ad essa. Dopo 750 km ne abbiamo abbastanza e ci fermiamo vicino a Cartagena, per la precisione a Los Alcazares. Già nei viaggi precedenti, al Nord, avevamo visto che la speculazione edilizia in Spagna aveva mietuto molte vittime, ma qui, al Sud, dove il mare è decisamente più balneabile, hanno fatto cose, non esagero, mostruose. Los Alcazares si trova a metà di un golfo semicircolare del diametro di una trentina di chilometri, chiuso quasi completamente da un istmo stretto e lungo che quasi ne traccia il diametro. Quasi perché ha giusto un paio di aperture. Lo specchio d’acqua all’interno si chiama, propriamente, Mar menor. Questa è la skyline che si vede, zoomando al massimo, dall’interno del golfo.
 
 
 
Cioè hanno costruito palazzi, palazzoni e qualche grattacielo proprio sull’istmo. E non è che un esempio; l’esplorazione della costa sud della Spagna consiste principalmente nell’evitare le urbanizaciones che la deturpano. Visitiamo Cartagena; carina, ma niente di speciale. Molto più avanti, una località sconosciuta e veramente bella è Calabardina.
 
Cartagena

 

La spiaggia di Calabardina. Notare dove passa la strada.

 

 
 
Chi cerca, trova. Soprattutto se dispone di una buona guida. Il Cabo de Gata sembra, almeno per ora, miracolosamente scampato alla strage. Siamo appena entrati in Andalusia.
 
Questa rupe delimita a Est la zona del parco naturale del Cabo de Gata, che si vede dietro.

 

La strada che porta al Faro di Cabo de Gata
 
 
Tutta l’area intorno al Cabo de Gata è un parco naturale, ma nonostante questo ci sono serre a perdita d’occhio. Ma ci sono anche cittadine che offrono alloggio ai turisti. La nostra nuova dimora, per due notti, sarà San Josè. E qui Madzillina avrà la sua razione concordata di balneazione. E io la soddisfazione di percorrere un bello sterrato, facile facile, per raggiungere le spiagge meno affollate. Mentre camminiamo sotto il sole per raggiungere una spiaggia incrociamo una bella fanciulla che indossa un bel… niente. Spiaggia per naturisti? No. Arrivati alla spiaggia, vediamo poche persone, e solo qualcuno che pratica il naturismo, fortunatamente giovani. Scioccato no, sorpreso si.
 
La spiaggia che abbiamo raggiunto da San Josè
 
 
Nel tardo pomeriggio visitiamo la vicina Almeria, che non è tanto diversa da Cartagena.
 
Vestigia arabe ad Almeria, chiuse per lavori in corso
 
 
Il tratto di costa dopo Almeria, sempre in direzione Ovest, non è un gran che: la guida non ne dice nulla e l’albergatore ce lo conferma. Al che facciamo una variante, addentrandoci per un breve tratto all’interno e percorrendo una valle parallela alla costa che sta ai piedi della Sierra Nevada. Stando alla guida mi aspettavo gole spettacolari, canyons e cose simili, invece niente di tutto questo. Tuttavia il posto è comunque selvaggio, brullo e vale la pena comunque di andarci. Siamo in provincia di Granada, quando svoltiamo per tornare in direzione del mare; troviamo un lago ed una diga spettacolari, planiamo su Motril (che è sulla costa) e riprendiamo la ricerca di un posto carino e non troppo inurbato.
 
Il lago formato dalla Presa (diga) de Rules
 
 
Ci aspettavamo qualcosa di più da Nerja, enfatizzata dalla guida, per cui torniamo indietro un pezzetto fino a La Herradura. Carina località di mare, non troppo caotica, bella spiaggia; và bene così. Malaga è famosa forse più per la canzone di Fred Bongusto che per le sue bellezze: la guida infatti ci dice che durante la guerra civile ha subìto molti bombardamenti ed è stata ricostruita, per cui non c’è un gran che da vedere. Quindi la saltiamo, così come saltiamo Marbella, nota più per la vita notturna che per altro; non siamo certo i tipi. O almeno vorremmo,  saltarla: pensando che la autovia (la superstrada) ce la faccia oltrepassare agevolmente ci sbagliamo: è un girone dantesco. Svicoliamo e prendiamo (sigh!) l’autostrada, giusto per tirarcene fuori. E arriviamo a Gibilterra: qui la visita è inevitabile. E problematica. C’è una coda tremenda per recarvicisi, per cui optiamo per un parcheggio interrato a pagamento, dove lasciamo la moto coi bagagli; quindi passiamo la frontiera a piedi. C’è il semaforo per i pedoni, oltre che per i veicoli; penso “che assurdità”, invece è logico: a piedi o in macchina si deve attraversare nientemeno che la pista dell’aeroporto! Arrivati nell’urbe scopriamo che i giri turistici in pullman sono completi fino a tarda notte. Che fare? Taxi. Per 75 euro il tassista, che è spagnolo, ci scarrozza  e ci procura i biglietti per la grotta e la rocca militare. Spettacolare. Le scimmie, o meglio le bertucce, che ci erano state dipinte come rapaci e dispettose, sembrano invece stanche e svogliate. Sarà l’ora centrale della giornata….
 
La Rocca, arrivando

 

Vista dalla Rocca: al centro la city, a destra Algeciras, a sinistra il Marocco
 
 
Il tratto di costa che “risale” da Algeciras (che sta di fronte alla rocca) al Portogallo è stupendo e ci fa’ dimenticare le brutture del Mediterraneo. Risaliamo in moto e raggiungiamo Canos de Meca, con la moto che da un paio di giorni è diventata più rumorosa del solito.
Spiagge oceaniche, in tutti i sensi, e caldo. Peccato per la temperatura dell’acqua: non riusciamo a tenere nemmeno i piedi a bagno per più di un minuto. Eppure c’è gente che sta beatamente a mollo; come diavolo faranno? Anche in queste spiagge, naturismo a macchia di leopardo.
 
Spiagge oceaniche (Canos de Meca)

 

 
 
Le fascette che uniscono i tubi di scarico alla marmitta sono ossidate, e hanno ceduto: ora la moto è più rumorosa di una custom. Mi vergogno ad andare in giro così; abbiamo in programma di visitare le città più famose dell’Andalusia, ma come facciamo ad andarci? Ci fermiamo in un paesino dove trovo un meccanico di auto. Spero che possa farci un ‘tappullo’ come si dice a Genova, cioè una riparazione raffazzonata, di fortuna. Niente da fare, ma ci consiglia di andare a Chiclana de la Frontera; senza aggiungere altro. E’ lì vicino, poco prima di Cadice; ci andiamo. Siamo alla periferia di Chiclana quando Madzillina vede che stiamo passando davanti ad un meccanico, e ci sono delle moto parcheggiate davanti. Doppia inversione di marcia (alla rotonda successiva e alla rotonda precedente) e sono lì. Il meccanico è un signore piuttosto avanti nell’età, ma quando vede la mia Guzzi gli si illuminano gli occhietti, sorride e mi mostra un libro illustrato dal titolo: “Espana en Moto Guzzi”. Conosce tutti i modelli di Guzzi dal Falcone in avanti; per lui il modello migliore è stato il LeMans. Ci chiede un paio d’ore perché deve rimediare un certo pezzo, poi ci saprà dare una risposta. Che per noi sarà una sentenza.
Ci facciamo un giro per la cittadina, quindi  torniamo lì, col cuore in gola, anche se io sono ottimista: l’impressione che mi ha dato quel ‘mecca’ è più che ottima. Non ha trovato quello che cercava, ma è lì dietro alla mola, mentre la marmitta è smontata. Lo guardiamo con un’aria che sarà stata sicuramente supplichevole ma lui non risponde. I suoi occhi tuttavia sorridono ancora. Per farla breve, la marmitta è rimontata, il motore acceso, e il rumore è tornato normale. Ma che dico, quella è Musica, non rumore! Mi chiede una cifra decisamente bassa, quando avrebbe potuto tranquillamente approfittarsene. Salvata la vacanza, andiamo a Cadice. Città moderna, almeno fino alla penisola dove sorge la città vecchia, circondata da spiagge magnifiche. Qui sono in molti, finito il lavoro, a uscire con la sdraio e magari anche l’ombrellone portatile, per recarsi a piedi alla spiaggia. E la città vecchia offre molte cose: una cattedrale magnifica, piazze e monumenti, vicoli caratteristici. Ci facciamo un giro su un bus  turistico e un giro… a piedi.
 
Cadice, la cattedrale

 

Da notare la spiaggia cittadina, seminascosta dal parapetto. (Foto scattata dal bus turistico….)
 
 
Poi è la volta di Jerez de la Frontera, anche questa bella, ma non come Cadice. Tenendo nel mirino Siviglia prendiamo albergo ad Arcos, ad una ottantina di km a sud del capoluogo andaluso. Arcos è un tipico pueblo andaluso che in più sorge su una rocca, da cui si gode uno splendido panorama.
 
Panorama da Arcos
 
 
E arriva il giorno di Siviglia. Facciamo una piccola follia: un giro su una carrozza trainata da un cavallo! Mi sento un po’ in imbarazzo, all’inizio, ma poi noto che di carrozze come la nostra ce ne sono parecchie. Probabilmente è per questo che spendiamo una cifra tutto sommato accettabile: non credo che a Roma, tanto per dire una città italiana, ce la caveremmo con 45 euro. La cattedrale di Siviglia è impressionante per dimensioni e quantità di opere d’arte contenute. Essa vanta (ma è una dichiarazione che non prendo per oro colato) di essere la terza pinacoteca di Spagna. Los Reales Alcazares è solo l’assaggio di architettura araba che troveremo a Granada mentre la Plaza de Espana col magnifico edificio semicircolare che è l’ayuntamiento de Sevilla sono le altre nostre mète. Questa si, che è una città da non perdere.
 
Due viste della splendida cattedrale di Siviglia

 

 

Il palazzo dell’Ayuntamento di Siviglia

 

 
 
Ripartiamo in direzione Granada. Ci sarebbe da visitare anche Cordoba, ma ci rendiamo conto che il tempo stringe: io vorrei fare anche un po’ di quelle magnifiche strade che ho già assaggiato l’anno scorso, in Castilla e in Aragona, e che mi hanno lasciato il sapore dolce-amaro della nostalgia. Così ne prendiamo un assaggio (anche se andaluso), spingendoci verso sud-est, in direzione di Granada, fermandoci ad Antequera. Questo paese è un altro tipico pueblo blanco, ma mi diverte la strada che ci porta qui. All’indomani andiamo sparati a Granada e stavolta facciamo la cosa migliore, quando si viaggia in moto coi bagagli e si vuole visitare una città importante: si prende l’albergo nella città, si molla la moto nel parcheggio e si gira leggeri e senza pensieri. A Siviglia non abbiamo preso l’albergo: siamo arrivati dopo aver dormito fuori (Arcos), abbiamo parcheggiato la moto coi bagagli dove non si poteva parcheggiare (tollerati, per fortuna), e abbiamo girovagato vestiti ‘da moto’ portando con noi i caschi e la borsa da serbatoio. A Granada, invece le moto sono le benvenute: possono circolare sulle corsie bus, ci sono parcheggi per moto ovunque, anche a pochi metri dall’ingresso dell’Alhambra. Agli incroci c’è la doppia linea d’arresto: una per le macchine, poi uno spazio con scritto ‘MOTOS’ e quindi la seconda linea d’arresto, quella all’altezza del semaforo. C’est a dire: le moto sorpassino pure le macchine ferme al semaforo, perché c’è uno spazio tutto per loro. Questa cosa dovevo ancora vederla, l’ho solo sentita raccontare in Francia. Se lo sapevo non avremmo preso il taxi dall’albergo all’Alhambra. Se lo sapevo era meglio prendere albergo a Siviglia, piuttosto che a Granada.  Alhambra: le antiche vestigia della dominazione araba: tutta una grande rupe da visitare, che ci terrà lì per oltre sei ore. L’epicentro è la residenza del sultano, l’equivalente di una reggia occidentale, che ci colpisce con questi giochi d’acqua realizzati più di un millennio fa, (l’Andalusia è aridissima) ma soprattutto con queste immense e numerose pareti di pietra… cesellata. Che colpo d’occhio! Altro che certosini!
 
Vedute vari e particolari dell’Alhambra, una “Città storica” davvero straordinaria

 

 

 

 

 

 
 
Ceniamo nel vecchio quartiere di Granada con vista della soprastante Alhambra e l’indomani partiamo per fare un po’ di strade come piacciono a me. Dobbiamo tornare verso Barcellona e decidiamo di restare paralleli alla costa, all’interno. E così finalmente mi diverto: sempre su strade normali raggiungiamo e facciamo tappa prima ad Albacete e poi ad Alcanitz. Ad Albacete ci imbattiamo nella Feria del posto: Luna park, bancarelle, ristoranti in stile festa dell’Unità e un mare di gente.
 
Ahhh! Finalmente le ‘mie’ strade!

 

 

Ulivi a perdita d’occhio. L’Andalusia detiene il 30% della produzione europea di olive.

 

Un’attrazione del Luna Park di Albacete: in Italia cavalli, qui cammelli

 

Aragona e Arizona si somigliano nel nome…. e nel paesaggio (vedere anche viaggio Spagna 2013)

 

 
Carine anche Teruel ed Alcanitz
 
Uno scorcio di Teruel
 
La piazza centrale di Alcanitz
 
 
Infine piombiamo su Barcellona, dove ci attende il nostro consueto pellegrinaggio al rinomatissimo ristorante ‘Siete portes’. E’ dagli anni 90, quando ci andavo per lavoro, che non mi faccio mai mancare una cena in quel ristorante dall’aria liberty. E fino all’anno scorso si mangiava in modo divino. Quest’anno ho dovuto rimarcare qualche differenza: una targhetta (e anche la ricevuta del conto) ci informa che a quel tavolo hanno cenato Alexander Fleming e Michael Douglas. L’altra differenza è che la qualità del cibo è nettamente caduta. Non il prezzo. Peccato: tutte le cose belle finiscono. Non ve lo consiglio più.
 
La legge di Murphy è una sciocchezza. “Se una cosa può andare male, lo farà”. La verità è che ci ricordiamo di quando le cose vanno male e ci convinciamo di essere sfortunati di natura, quando semplicemente dimentichiamo le cose quando ci vanno bene. Invece devo riconoscere che durante questa vacanza la fortuna ci ha sempre sorriso. Del problema meccanico ho raccontato, ma la cosa più rimarchevole ve la racconto ora. Ho nominato, all’inizio del racconto, la Croazia. Beh, durante la nostra vacanza in Andalusia, ci sono state inondazioni, in Slovenia e in Croazia. Noi? Tre chilometri di acquerugiola il primo giorno dalle parti di Castellon, così poca acqua che non ci siamo nemmeno fermati. Poi? Sempre sole. Ogni volta che vedevamo il meteo vedevamo nuvole e pioggia al Nord della Spagna e sole al sud. Ogni volta che sentivamo nostra figlia a Genova, ci parlava di pioggia. Infatti, sbarcati a Genova, pioveva; ma chi se ne frega: due semafori e siamo a casa. Il caldo torrido raccontatomi da quelli che sono già stati in Andalusia, semplicemente… non c’era. Sarà stato per la stagione estiva atipica, sarà stato perché settembre, ma la temperatura sarà arrivata al massimo ad una trentina di gradi.
 
Considerazioni generali
Fare benzina spendendo da 1,409 a  1,453 è sempre un piacere. (Attualmente da noi da 1,750 a oltre 1,900) Le strade andaluse sono belle per manutenzione e paesaggio, ma quelle Castigliane e Aragonesi restano inarrivabili. Gli automobilisti andalusi non sono corretti e rispettosi come i loro colleghi del nord: soprattutto le macchine in mezzo alle ‘scatole’ con le quattro frecce mi hanno tanto ricordato casa senza peraltro destare nostalgia. Ho trovato anche un certo numero di piloti che credono di essere all’autodromo. La qualità media del cibo, invece, è nettamente migliore della media che si trova al nord, mentre i prezzi, se si evitano i luoghi turistici, sono decisamente amichevoli; basta allontanarsi anche di poco. Per chi volesse visitare l’Andalusia un consiglio: chiaritevi bene cosa volete fare in base al tempo che avete, perché c’è tanto, tantissimo da vedere. Noi siamo partiti con l’idea di balneare, visitare città e percorrere strade, e nonostante le due settimane a disposizione, abbiamo fatto poco di tutto. La costa da esplorare, nonostante i tagli abbondanti dettati dalla speculazione edilizia, è immensa e ci sono tantissime cittadine e spiagge da vedere. Le città, non ne parliamo: visitarle per bene richiederebbe più tempo di quello che abbiamo speso, e abbiamo saltato città come Cordoba, Toledo e Ronda.
Mi sa che arriverà lo Spagna – quater……
I due precedenti viaggi in Spagna: 2010 – Pirenei, Paesi Baschi2013 – Galizia
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Un pensiero su “SPAGNA – Andalusia

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