Grecia e Albania

E’ il terzo viaggio che decidiamo di fare in Grecia; il nostro obiettivo stavolta è la penisola Calcidica. Memori della bellissima esperienza che è stata anche l’Albania nel 2015, decidiamo di trascorrervi qualche giorno, programmando di visitare la parte Sud. Il traghetto per noi ormai è un rituale: non siamo mai stati (e meno che mai ora con gli annetti che gravano progressivamente) quelli duri e puri che macinano chilometri a iosa.

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Le tappe: Igoumenitsa, Vergina, Vourvourou, Edessa, Korca, Girokaster, Sarande

E dato che la partenza del traghetto, da Ancona, è alle 17,00 e che si dovrebbe essere in porto due ore prima, ce la prendiamo assai comoda, partendo il giorno prima da Genova. Non siamo stati tanto furbi, però, a partire di sabato in pieno giugno per affrontare lo svincolo di Bologna… Era meglio passare da Firenze, Arezzo, Fossombrone e tirare fino all’Adriatico. Vabbè, facciamo un po’ di coda, con le borse laterali che ci limitano assai, ma poi usciamo a Marotta, poco prima di Ancona. Scopriamo così una zona delle Marche che non conoscevamo ancora, fermandoci a dormire a Mondavio. Di nuovo, le Marche, quante belle sorprese! E anche la qualità ricettiva: gli albergatori ci trovano ‘al volo’ (di sabato) un calzolaio per una riparazione urgente alle scarpe di Madzillina, inopinatamente apertesi durante il viaggio.

Il giorno dopo giriamo ancora per tutta la mattina. Corinaldo, Sassoferrato, Pergola. Ci rechiamo infine ad Ancona, dove ci imbarchiamo.

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Il bellissimo castello di Mondavio
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Esempio di paesaggio marchigiano

Sbarcati in orario ad Igoumenitsa, imbocchiamo subito l’autostrada in direzione Atene. Nel 2007 la si percorreva a singhiozzo perchè era ancora in costruzione, ma ora è completata. In poco tempo attraversiamo la zona di Ioannina, Metsovio e delle imperdibili e incredibili Meteore (vedi viaggio del 2007) e arriviamo a Vergina. Qui troviamo i resti dell’insediamento che vide la nascita e la gloria di Filippo il Macedone. Ci installiamo in un grazioso alberghetto, gestito dalla signora Angelica, che ci accoglie calorosamente, ci offre un piattone di frutta appena colta, e ci mette in una stanza che è una piazza d’armi. Ad un prezzo più che contenuto. Presi dall’entusiasmo, e data l’ora, decidiamo di visitare i siti archeologici l’indomani, e dato che non ci piace correre, decidiamo di fermarci a dormire lì per due notti. Errore. Scopriamo che mentre il museo è aperto (e si visita in poco tempo), i resti della villa e della residenza di Filippo sono chiusi. Avevamo stanziato tutta la giornata ma ci ritroviamo alle undici del mattino a non saper che cosa fare. Poco male; un po’ più a Sud, a Platamonas, c’è un castello, cosa alquanto rara per la Grecia, e ci andiamo. Purtroppo nella guida non è scritto che detto castello chiude alle 15:00; noi, complice un pranzo alla Paralia (cioè la spiaggia) di Katerini, ci siamo arrivati alle 15:10. Pazienza, càpitano, le giornate in cui non se ne azzecca una. Gironzoliamo in questo tratto di costa.

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Il castello (chiuso) di Platamonas

Il giorno appresso partiamo alla volta della penisola Calcidica, puntando il secondo ‘dito’, Sithonia. Attraversiamo a fatica la città di Salonicco e arriviamo a Vourvourou, dove prendiamo albergo, dopo qualche respingimento per tuttopieno, per quattro notti. Sarà infatti la base per esplorare le tre ‘dita’ che si spingono in mare, similmente alle quattro del Peloponneso, anche se molto meno grandi. Il primo giorno è dedicato proprio a Sithonia, il dito di mezzo; il suo periplo ci offre moltissimi scorci spettacolari. E’ un continuo salire e scendere dalla moto per osservare e fotografare. Rientriamo a Vourvourou un paio d’ore prima di cena e ne approfittiamo per camminare un po’. Questa cittadina è una piccola Rimini in salsa Greca, solo che i suoi frequentatori sono prevalentemente balcanici, Bulgari e Romeni in particolare. Devono essere quelli che se la passano bene; sfoggiano tronfi e sussiegosi i loro suv nuovissimi. Noi stoniamo un po’, là in mezzo; in quei giorni ho visto solo una macchina con targa italiana.

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Sopra e sotto: scorci di Sithonia

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Secondo giorno, è la volta del primo dito, Kassandra, quello più a Ovest. Una delusione. Molto più inurbato, poche possibilità di scendere al mare, pochi scorci; c’è qualcosa proprio nella punta a Sud.

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Sopra e sotto: scorci di Kassandra

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Il terzo dito, il più spettacolare, quello col monte Athos, si chiama appunto Athos; ma è chiuso al pubblico. Se vuoi visitarlo, devi essere uomo, anzitutto, perchè le donne ne sono bandite nel modo più assoluto. Poi devi fare domanda mesi prima, non sai se l’accetteranno, e non puoi starci più di quattro giorni. I monaci che gestiscono quel non piccolo territorio godono di uno statuto speciale e sono quasi come uno stato indipendente. Bisognerebbe spiegare a quei religiosi che questa assurda misoginia poteva andare bene cinque secoli fa. E che questa pretesa e ipocritissima parvenza di purezza non convince più nessuno, meriterebbe di essere spazzata via con un sanissimo, attuale, un po’ più moderno, outing.

Tuttavia la visita è possibile dal mare, anche se le imbarcazioni che portino donne a bordo non possono avvicinarsi a meno di duecento metri dalla costa (!). Così il mattino del terzo giorno ci imbarchiamo su un battello turistico per osservare un po’ meno da lontano questa incorruttibile fortezza della virtù.

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Sopra e sotto: foto scattate dal battello, penisola di Athos

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Di fronte a noi siedono due anziani coniugi tedeschi che sono bellissimi, sembrano due ragazzini che hanno appena fatto l’amore. Si scambiano teneri sguardi e si tengono per mano e se le lasciano soltanto per estrarre e addentare un bel panozzo imbottito ciascuno. Poi lei guarda lui e gli dice qualcosa sottovoce, al che lui si alza e và a prendere al bar del battello due cappuccini, che sorbono tra un sorriso e l’altro immergendovi due enormi krapfen. Intanto si naviga in direzione del monte Athos, che sembra già vicino. Sembra; in realtà ci vuole ancora un po’, perché è una montagna di oltre duemila metri. Intanto lui, per mandare giù i krapfen, è andato a prendere due tè caldi. Mentre il battello continua ad avvicinarsi al monte Athos, i due, scambiandosi languide occhiate, estraggono e addentano un altro panozzo. Noi siamo rivolti verso prua e vediamo la neve in cima al monte (!), mentre i due piccioncini seduti di fronte, impegnati come sono a flirtare e a placare l’appetito, ancora non si sono accorti dello spettacolo che ora ci sovrasta. Il monte è altissimo, spettacolare, imponente. Eh, già, nel loro zaino ci sono ancora due mele! Un pietoso turista francese, dall’aria divertita come noi, presta loro un coltellino svizzero. Quando i numerosi turisti si alzano dai propri posti per fare le foto di rito, i due sembrano accorgersi di qualcosa, girano la testa e lui indica a lei la montagna. Guarda che bella… Uh, che bella! Se ne sono accorti. Mettono via carte e cartocci vari.

E anche questa esplorazione è finita, ora vogliamo spostarci nel Nord-Ovest della Grecia, allo scopo di avvicinarci all’Albania, per cui decidiamo di andare a Edessa, passando per Pella, altro sito archeologico. Per andarci decido di percorrere una strada diversa. Abbandoniamo la costa e passiamo quindi per Poligiros, Geroplatanos e Apollonia. Costeggiamo quindi i due laghi, Volvi e Koronia. Scelta azzeccata. Le strade che percorriamo sono splendide, panoramiche, variate, ben tenute e quasi prive di traffico. Motociclisticamente parlando è stata la giornata migliore di tutta la vacanza.

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Abbandonando la costa…
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… e transitando per l’interno

Aggiriamo Salonicco e prendiamo la statale per Pella. Questa volta non ci facciamo fregare; la visita ai resti della città di Alessandro Magno si fa’ in un’oretta e via. Il sito non è male, ma dovrebbero investire in manutenzione; fra tutti i siti di questo tipo che abbiamo visitato negli anni, questo forse è il peggiore, da questo punto di vista. Erbaccia continua.

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vista del sito di Pella

Dopo giorni di caldo, giungiamo a Edessa, città fresca e ombrosa. E ricca di acqua. E’ attraversata da due canali di acqua cristallina, uno dei quali termina in una spettacolare cascata. Città ideale per fare tappa.

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Edessa, la cascata davanti…
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… e dietro

E’ l’ultima notte che trascorreremo in Grecia; l’Albania ci aspetta. Ma prima passiamo a fare una capatina ai laghi di Prespa, che richiedono soltanto una breve deviazione. Sono uno spettacolo di bellezza selvaggia.

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Sopra e sotto: I laghi di Prespa

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Anche questa volta la Grecia non ci ha deluso, anzi. Tutto ciò che cerco come turista, ovvero le bellezze naturali, la cultura, l’ospitalità, i prezzi, la qualità del cibo, la bellezza delle strade, la gentilezza della gente, in questo paese ci sono.

Passiamo il confine, dopo avervi stipulato l’assicurazione per circolare in Albania; è impossibile farla in Italia. Una strada bella, larga, asfaltata di recente ci porta a Korca. In centro ci sono, affiancati, due hotel quattro stelle: siamo finiti nel secondo, perchè nel primo ci hanno respinto dicendoci che era tutto pieno. Mi sembrava strano: con Booking ho poi visto che invece di posto ce n’era. Boh? Forse ci sono ancora pregiudizi contro i motociclisti, come ci è successo un paio di volte anche in Italia. Korca è una città cresciuta in fretta, come del resto le altre città che già vedemmo nel 2015. E si cominciano a vedere i primi nuovi ricchi. Mentre ceniamo nel locale più lussuoso della città (spendendo sempre decisamente meno che in Italia) vediamo lo struscio fatto come da noi al centro sud: in macchina. Ogni tre macchine un po’ scassone, ci sono cinque Mercedes berlina (diciamo eufemisticamente non di prima mano…) e un suv nuovissimo. C’è un’isola pedonale piuttosto grande per quelle che sono le dimensioni della città, ricca di negozi di moda e di telefonini, poi bar, ristoranti per tutte le tasche e fast food. Incappiamo lì in un comizio elettorale.

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Korca

L’indomani ci aspetta Gijrokaster, ma prima vogliamo passare a visitare la vicina Voskopoje, la cui attrattiva sono quattro chiese bizantine e un monastero. Delusione, è tutto un cantiere, converrà ripassare fra almeno un anno.

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L’emblema delle chiese chiuse per lavori in corso
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Paesaggio incontaminato, o quasi

Per arrivare a Gijrokaster c’è una strada, segnata come rossa nella cartina, che traccia un itinerario balordo per aggirare una catena montuosa. Va’ bene, dico, siamo qui anche per girare in moto e divertirci, no? Pia illusione. Dopo pochi chilometri di strada bella e nuova finisce la pacchia e inizia il cantiere: il resto, cioè la maggior parte, la stanno ancora costruendo. Inizia così la strada vecchia. Stretta, accidentata, anzi accidentatissima, tortuosa, che sale e scende ripida in mezzo al nulla. Alcuni tratti sono sterrati con buche profonde e piene di ghiaia. Guido in prima e seconda, non posso mettere mai la terza, e all’ora di pranzo arriviamo a Erseke; abbiamo percorso meno di cinquanta chilometri, ne mancano ancora un centinaio. Qui siamo avvicinati da un ragazzo che ha voglia di parlare un po’, e approfitta della sua ottima conoscenza dell’italiano, dato che ha lavorato a lungo a Fiumicino, all’aeroporto. E’ lui, fra una chiacchiera e l’altra, a guidarci nell’unico locale della cittadina in grado di darci da mangiare. Non ci conforta la descrizione che ci fa della strada che ci aspetta. E’ brutta, dice, ma non sa per quanto. Vuol dire che lui non va’ mai più lontano di qualche decina di chilometri? Temo di si. Eppure di Mercedes berlina, anche in questo paese, ne vedo parecchie.

La strada riprende, brutta come temevo; brutta come prima. E penso alla moto: Gigia, non mi lasciare proprio qui mi raccomando! Se mi porti a destinazione anche questa volta ti perdono tutti i tuoi peccati di gioventù! La zona è pressoché disabitata, e le rarissime e fatiscenti costruzioni che si vedono non hanno nemmeno la Mercedes berlina parcheggiata davanti, ma… l’asino. Tra uno sterrato e l’altro, fra buche paurose e irti saliscendi, fra un gregge di pecore e l’altro, siamo sorpassati di slancio da due GSisti (per i non addetti: possessori di moto BMW R1200 GS) francesi che ci salutano beffardamente con un “Ciao Italia!”. Li rivedo tre giorni dopo all’imbarco per Ancona; uno di loro scivola sulla superficie bagnata della rampa all’interno della nave e per poco non cade. Tiè.

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Almeno la natura ci presenta spettacoli stupendi come questo, ripagandoci della fatica fatta.

Comunque, alla fine arriviamo a Gijrokaster, ma… che fatica! Chissà, se avessimo deciso di andarci l’anno prossimo, probabilmente ci sarebbe andata molto meglio.

Splendore. Bellezza. Siamo ripagati da una città stupenda che sta appena iniziando a mettere su una industria turistica; c’è appena qualche negozietto di souvenir. Sovrasta il tutto una fortezza grandissima e molto ben tenuta, ricca di molti cimeli bellici di varie epoche. E poi ci sono le case di origine bizantina di lunga storia.

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la fortezza che sovrasta Gijrokaster
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Un particolare del quartiere bizantino, bello come quello di Berat
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Panorama dalla città

Un anziano signore ci adocchia e attacca bottone; come moltissimi albanesi parla bene l’italiano. Situazione ormai consueta, da queste parti; è piacevolmente normale. Ci porta nella casa di un suo amico che abita, appunto, in uno di questi edifici storici. La visita è molto gratificante; gli interni sono tantissimi e ricchi di fascino, ci fa da guida il padrone stesso. Per la visita ci chiede due (!) Euro, che gli servono per la manutenzione della casa. Il signore anziano, invece ci chiede… un libro in italiano. Non lo abbiamo ma gli promettiamo di spedirgliene uno quando saremo tornati; cosa che non potevamo non fare.

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Sopra e sotto: Interni della vecchia casa bizantina

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Per cena troviamo un ristorante che non ha il menu esposto fuori, tantomeno le foto dei piatti. Non è un posto ‘per turisti’, non ancora, almeno. Ci andiamo del tutto fiduciosi e non ci sbagliamo: si mangia in modo divino e, inutile dirlo, si spende un’inezia. A dire il vero, anche in Albania, così come in Grecia, è difficile mangiare male.

Al mattino ancora due passi per Gijrokaster e poi si riparte verso Saranda. In pochissimo tempo ci arriviamo, perchè la strada è corta e… buona. Siamo sul mare e si vede. Qui il turismo è arrivato in forze, e la crescita urbana, più che disordinata, è caotica. Ci spingiamo poco più a Sud, a Ksamil, dove troviamo alloggio, non senza qualche difficoltà: molti improvvisati albergatori devono ancora capire come dovrebbero essere costruiti i bagni, o quantomeno come li vogliono i turisti.

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la costa Albanese non è da meno di quella Greca

Nelle immediate vicinanze c’è il sito archeologico di Butrinto e una bella laguna, visite che non ci perdiamo.

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(ex)fortezza bizantina a difesa della città di Butrinto, accessibile solo dal mare
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Sopra e sotto: Resti della città di Butrinto

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E’ l’ultimo giorno. Lasciamo l’albergo e ci avviamo verso Igoumenitsa. Proprio davanti alla città antica di Butrinto c’è il passator cortese che ci fa attraversare una lingua di mare su una chiatta (motorizzata, vabbè….).

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Il passator cortese ci ha traghettati

Proseguendo in direzione sud ci fermiamo in un paese, un poco discosto dalla strada, è l’ultimo prima del confine, si chiama Konispol. C’è tempo, abbiamo sete e abbiamo ancora della moneta locale da spendere. Non riusciremo tuttavia a spenderla tutta. Qui di turisti non se ne vedono mai, e nessuno parla italiano, né tantomeno l’inglese; ci intendiamo a gesti. Quando c’è la buona volontà di capirsi ci si riesce comunque. Ci sentiamo a nostro agio anche se siamo guardati come se fossimo marziani.

Rientriamo in Grecia, e subito dopo troviamo una spiaggia per balneare un po’. Dopo pochi altri chilometri siamo a Igoumenitsa, in tempo per cenare e poi aspettare il traghetto.

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Sul traghetto per Ancona, in mezzo a un’orda di grosse moto c’è una ragazza con questo… coso

Anche al ritorno decidiamo di dormire in giro, per cui ignoriamo l’autostrada e prendiamo per Arcevia, Sassoferrato, Scheggia, Gubbio, Città di Castello, Pieve San Lorenzo per finire a Chiusi Della Verna, nel Casentino, altra zona molto bella.

Sapendo di passare da Gubbio, cerco il mio amico mototurista Gabriele, quello che l’anno scorso mi diede preziose informazioni sulle gole del Furlo. Niente da fare, è in giro anche lui (come al solito); non lo becco mai.

Bilancio generale? Ottimo, nonostante qualche colpo a vuoto. Moto promossa e perdonata, ma lo dico sottovoce, si sa mai. Come già detto, la Grecia non delude mai, ma l’Albania per certi aspetti (in particolare per il contatto con la gente) è ancora meglio, se non fosse per certe strade. Ma ci stanno lavorando, ed è probabile quindi che ci torneremo.

Se interessa, qui ci sono i racconti di altri viaggi In Albania, in Grecia 2007 e infine in Grecia 2011 

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