Francia Meridionale Bis

Dei precedenti viaggi transalpini ho ricordi di strade superbe, posti incantevoli, tanta storia e non ultima, buona cucina. Nel 2012 andammo in linea retta dal colle della Maddalena fino a Bordeaux e ritorno e, a parte il problema della moto che ci lasciò a piedi, fu un’esperienza magnifica. Sapevo che prima o poi ci saremmo tornati, e lo abbiamo fatto questa volta. Cose da vedere e ne sono così tante che non rischiamo di ripeterci; i soli posti dove torneremo saranno tre, ma lo faremo per completare ciò che non siamo riusciti a fare in precedenza.

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Le tappe: Lione, Ardèche, Millau, Albi, Carcassonne, Orange, Nyons,St.Andrè les Alpes

Qua e là, in questo racconto, userò l’acronimo ALSF che sta per “Ah, Le Strade Francesi!”, in aperta polemica con le nostre amministrazioni locali, non solo per la bellezza dei panorami, ma per le strade in sé, ovvero per la cura del territorio, oltre che dell’asfalto.

Partenza in autostrada e via senza mai uscire fino a Lione, nostra prima tappa. Lo scopo è di arrivare abbastanza presto per poterla visitare, dato che l’indomani ripartiremo subito. E facciamo bene; nel 2012 la vedemmo proprio di sfuggita. La città vecchia, arroccata su un colle, è splendida e passeggiare fra le viuzze è appagante. Ci arriviamo con la funicolare, ottima soluzione per non dovercisi avventurare col mezzo proprio. Cattedrale stupenda, ma in Francia, in qualunque città si vada, c’è sempre una cattedrale superba. Purtroppo non azzecchiamo il ristorante, ma pazienza; è inevitabile qualche volta prendere qualche bidone. Per fortuna rimarrà un caso isolato.

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Sopra e sotto: Lione

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L’indomani partenza per le gole dell’Ardéche. E’ un altro missing precedente: era agosto e c’era gran confusione; questa volta vogliamo farci un giro, in quelle gole. Ma andiamo con ordine. Per raggiungere il posto percorriamo la valle del Rodano in direzione Sud, su strade belle, immerse in un bel paesaggio. Incontriamo una miriade di villaggi medievali, per cui impieghiamo quasi tutto il giorno per percorrere circa duecento chilometri; infatti ci fermiamo a visitarne qualcuno: Malleval, Tournon, Cruas e St Montan.

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Malleval
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Cruas
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St. Montan

E arriviamo a St Martin sur Ardéche, alla fine delle gole. Queste gole iniziano 32 km prima (dicansi Trentadue chilometri) e sono tutti e 32 come nella foto: due pareti di roccia a picco e un placido e spettacolare corso d’acqua in fondo. Per percorrerle in canoa ci vogliono otto ore. Chiediamo per noleggiare una canoa, ma le soluzioni da sei e otto chilometri sono tutte prenotate, c’è disponibilità solo per i 24 e i 32 kilometri, rispettivamente sei e otto ore con la pagaia in mano. Domani? Chiediamo. Brutto tempo, niente da fare. Delusi, anzi delusissimi, ma non siamo ragazzi e il torcicollo latente che ho da qualche giorno ci sconsigliano di fare il passo più lungo della gamba. Ci accontentiamo quindi di fare un giro con un batelier sotto al Pont d’Arc che sta all’inizio dei 32 chilometri. Meglio di niente. In ogni caso abbiamo visto meglio un posto incredibilmente bello. Le arcinote gole del Verdon non possono nemmeno competere.

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Uno dei tanti scorci delle gole dell’Ardèche
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Sopra e sotto: il Pont d’Arc, all’inizio delle gole dell’Ardèche

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Eravamo rimasti stupiti della gentilezza e dell’ospitalità di Greci e Albanesi, ma anche qui non si scherza. Il giorno dopo, come da previsioni, piove. Chiediamo quindi agli albergatori di cercarci un’auto a noleggio. Motociclisti indegni? Beh, solo un po’ imborghesiti, dai… C’è nei paraggi solo uno che noleggia le iconiche 2CV, ma oggi è complet. Al che gli albergatori ci prestano una loro auto personale!!! D’accordo, non è un gesto del tutto gratuito se lo vediamo nel loro ambito professionale, ma intanto… Ci prestano una Megane diesel del 2000. Con essa andiamo a visitare i dintorni: Vogue e Bastide de Virac, coi rispettivi castelli. C’è da dire che tutti i castelli che abbiamo visitato durante questo viaggio non sono minimamente all’altezza dei castelli della Loira, che vedemmo nel 1993, ma che comunque una breve puntata la meritano. Al ritorno dal giro visitiamo ancora la magnifica Aiguèze, proprio di fronte a St. Martin.

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Il castello di Vogue. Sotto: l’abitato

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Aiguèze

A questo punto i programmi fatti prima di partire sono finiti, d’ora in poi improvvisiamo. Ci spostiamo dall’Ardéche e puntiamo le montagne del centro della Francia. ALSF. Prendiamo in direzione di Mende, ma a Florac (carina) svoltiamo in direzione delle gole della Jonte. Una strada bella da fare in moto, degli avvoltoi che volteggiano, ma niente più. Terminate le gole decidiamo di cercare alloggio per visitare l’indomani le parallele gole del Tarn, alloggio che troviamo soltanto dopo qualche chilometro, a Millau, città sovrastata da un altissimo viadotto autostradale.

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Andando verso Millau

Capita anche a noi quanto raccontato da colleghi mototuristi: presentandoci all’hotel ci viene richiesta una cifra, andando con internet, la stessa camera nello stesso hotel costa parecchio meno. Ma torniamo al nostro viaggio. La guida parla bene di entrambe le gole, Jonte e Tarn, ma per quello che abbiamo visto queste ultime sono nettamente meglio. Scorci grandiosi, ALSF, paesini-gioiello.

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Le gole del Tarn
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La strada lungo le gole del Tarn
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Il grazioso paese di St. Chély sur Tarn

Dopo le gole del Tarn giriamo ancora un po’ a casaccio per goderci ancora un po’ di ALSF, ma si mette a piovere. Mettiamo la tuta ma sarà l’unica volta che ci servirà. Dopo nemmeno tanta strada smette e torniamo a goderci i panorami. Scopriamo così un paesino-fortezza non citato dalla guida: La Cavalerie.

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ALSF
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La Cavalerie

Sotto un cielo livido ci spostiamo di nuovo a andiamo nei pressi di Albi, siamo nel Midi-Pyrénées. Di nuovo ALSF. La cattedrale di Albi è enorme e ricchissima di opere d’arte e manufatti di ogni tipo. Nei dintorni, Lautrec merita una visita. Da queste parti tutti i centri storici, i castelli e le abbazie hanno una storia da raccontare, ma tutte sono segnate dalla dura repressione papale, portata a termine con la fattiva collaborazione del re di Francia, ai danni della cosiddetta eresia degli Albigesi, successori dei pauperisti del XI secolo e antesignani della protesta luterana del XVI. Finì coi consueti saccheggi, stupri, stragi, distruzioni, processi farsa e roghi. In nome di Dio, ci mancherebbe.

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Albi e la sua Cattedrale. Sotto: Lautrec

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Altro trasferimento e altro ALSF. Passiamo da Castres,…

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Castres

…rientriamo in Languedoc e arriviamo in una delle città più belle che abbiamo mai visitato: Carcassonne. Torreggia su di essa la Cité, una città murata, medievale, di una bellezza assoluta. In basso una città nuova, anche se sarebbe da definire ‘meno vecchia’; in grado di proporre buone attrattive anch’essa. Certo, qualcosa di non del tutto originale c’è, è inevitabile, ma il lavoro di restauro conservativo fatto dai Francesi è ottimo.

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Sopra e per quattro immagini ancora: la Cité di Carcassonne

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Dopo due notti trascorse qui, ci muoviamo in direzione Est. Tra un ALSF e l’altro visitiamo l’abbazia di Lagrasse, il castello di Villerouge Termenés e l’abbazia di Fontfroide. Aggiriamo Narbonne e troviamo un grazioso chambre d’hote a Coursan.

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L’abitato medievale e l’abbazia di Lagrasse
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Lo splendido chiostro dell’abbazia di Fontfroide

L’indomani ci attende un lungo trasferimento. Aggiriamo Béziers, avviciniamo Montpellier per poi attraversarla con l’autostrada, quindi usciamo appena possibile per ritornare sulla ALSF per Nimes. Qui troviamo una festa, anzi una feria, parola spagnola. Già, perché qui la cultura spagnola è presente, come si vede dalla foto. Nella splendida arena che arricchisce questa già bellissima città si tengono persino delle corride; infatti ne è programmata una nel pomeriggio. Ovviamente non ci andiamo, la nostra opinione su questo “spettacolo” è identica a quella che ne hanno i vegani.

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La Feria di Nimes

Dopo Nimes atterriamo a Orange. Proprio mentre entriamo in città, davanti al locale ufficio del turismo, ci sono delle ragazze in costume tipico… olandese. What?? Poi faccio uno più uno: “Orange” più costume olandese… L’Olanda è per Orange quello che la Spagna è per Nimes. Ma la vera attrattiva di Orange è romana. Un anfiteatro come ne ho visti tanti in giro per il Mediterraneo, ma questo è fronteggiato da una muraglia altissima che per qualche miracolo della storia non è stata abbattuta. Nell’ambito dei festeggiamenti si sta svolgendo un torneo di mini calcio per ragazzini, poi seguirà un concerto. Che vitalità, queste città francesi!

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L’anfiteatro con la muraglia

Ripartiamo in direzione alto Rodano. Visitiamo il castello di Barroux e giriamo un po’ di valli e di monti godendoci ancora un po’ di ALSF. Non stancano mai, devo dire. Arriviamo nei pressi di Nyons in una bellissima chambre d’hote. Qui ci consigliano un ristorante a due chilometri di distanza, e per non farci andare con caschi e stivali… ci prestano la loro 2CV! Un’esperienza indimenticabile.

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Panorama dal castello di Barroux
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Il castello di Barroux
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Girellando fra queste valli…
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La tenera, graziosa, stupenda Deux Chevaux

L’indomani visitiamo il castello di Souze la Rousse e il castello di Grignan, il più bello e ricco fra tutti quelli di questo viaggio. Quando arriviamo a Souze la Rousse ci accorgiamo di esserci già stati nel 2012, solo che… lo trovammo chiuso. A differenza di questa volta. Tiè.

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Il castello di Souze la Rousse
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Il castello di Grignan. Sotto: Arazzi al suo interno

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Al mattino successivo la sorpresa: un chiodo piantato nella gomma posteriore. E’ lungo 5 cm, ed è piantato perpendicolarmente nel battistrada, nel punto più morbido della scanalatura del disegno, di lato, a ridosso della spalla dello pneumatico. E’ evidente che qualcuno ce lo ha piantato, probabilmente ieri sera. Forse la targa italiana ha riacceso la spocchia per la vicenda Zidane-Materazzi, chissà. Per fortuna la gomma tiene fino al gommista di Nyons.

Come ultimo trasferimento ci dirigiamo nel cuore delle Alpi Francesi e dopo aver puntato il lago di Serre-Poncon, cambiamo idea, torniamo brevemente indietro e puntiamo a Sud per Sisteron, quindi scegliamo una delle due valli che scendono su Nizza, fermandoci a Saint André les Alpes. La mattina successiva è il giorno del rientro a casa, è il 20 di settembre, ufficialmente è ancora estate, ma… guardate com’è la moto, ancora alle nove del mattino!

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Togliamo la brina ghiacciata da sella e parabrezza e ripartiamo. Per raggiungere Nizza, nel centinaio di chilometri di ALSF che sono da percorrere, ci fermiamo a vedere il lago di Castillon, dal colore incredibile dell’acqua e lo stupendo paese di Entrevaux, ergentesi su una roccia separata dal resto del territorio da un orrido scavato dal fiume; e collegato da un ponte che un tempo era levatoio.

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Il bellissimo lago di Castillon
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Entrevaux

Poi Nizza, e autostrada fino a Celle. Fine del viaggio. 2878 chilometri: pochi, se consideriamo quanti posti abbiamo visto (aggiungere i 140 fatti con la macchina a prestito…). Vuol dire che di cose da vedere ce ne sono proprio tante, e molto concentrate.

Che dire… la Francia, in particolare al Sud, ha tantissime attrattive, naturali e culturali, paesi e città stupendi. Il tutto mantenuto con intelligenza. Anche nel viaggio del 2012 vedemmo delle cose fantastiche. Visitare per bene Carcassonne e soprattutto i dintorni, tanto per fare un esempio, richiederebbe almeno 4-5 giorni. Le strade… Ah, Le Strade Francesi (ALSF)… non è solo merito del paesaggio naturale: come detto altrove, i limiti di velocità sono posti con intelligenza e sono commisurati alle reali condizioni di tortuosità. Spesso mi sono trovato ad andare più piano di quanto prescritto. Il limite per centro abitato è circoscritto esattamente all’agglomerato; come finiscono le case si può aprire la manetta. Il manto stradale è ottimo nelle strade un po’ importanti e passabile o buono nella altre. I guard-rail con la protezione bassa per i motociclisti sono la regola e non l’eccezione. L’educazione stradale dei Francesi, rispetto alla nostra… vabbè, cosa lo dico a fare? Ogni volta che voglio andare piano, succede che mi arrivi una macchina dietro, è inevitabile. Mentre il francese rimane a distanza, l’italiano tallona, di regola. Io, ovunque mi trovi, appena la strada lo permette, accosto, rallento e metto la freccia a destra per agevolare il sorpasso. Mentre gli italiani non ci fanno caso o mi guardano con un certo stupore, sapete come reagiscono i francesi? Azionano per un attimo la doppia freccia. E’ evidentemente un ringraziamento, e soprattutto è un comportamento codificato; si vede che lo fanno tutti. Significa che è normale che chi è lento agevoli e lasci strada, e che chi sorpassa ringrazi. Peccato per la spocchiosità di certi francesi verso gli italiani: posso anche capire che per alcuni aspetti noi italiani non siamo lodevoli, ma non è giusto prendersela con TUTTI gli italiani, no?

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