Romania

Un po’ perché caldeggiata dalla nostra amica romena, un po’ perché raccontata sul Forum dei mototuristi, la Romania è diventata la nostra meta di questa (tarda) primavera. Quest’anno, poi, c’è la moto nuova che dovrebbe toglierci i patemi d’animo che ci ha dato la precedente.

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(Lubiana, Bonyhad), Hunedoara, Alba Iulia, Sibiu, Brasov, Sighisoara, Timisoara (Balaton, Jesolo)

E via, verso Est. Lungo la A21 e la A4 superiamo due bisarche ungheresi cariche di… carri funebri con targa spagnola. Pare così che ci siano morti di seconda mano. Dopo 650 km, sotto un cielo sempre nuvoloso, arriviamo a Lubiana, e come prima tappa siamo già al limite del chilometraggio giornaliero sopportabile.  La città è movimentata, ci sono tanti giovani e giovanissimi, non chiassosi ma allegri. Tanta vitalità contrasta un po’ con l’austera architettura Austroungarica che caratterizza la città vecchia. Ho sempre sentito descrivere la Slovenia come la Svizzera dell’Est, e in effetti è una definizione che calza, come paesaggio, urbanistica, pulizia. E… come prezzi.

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Ripartiamo e voltiamo pagina, turisticamente parlando. In autostrada passiamo da Maribor, entriamo in Ungheria e usciamo a Nagykanizsa. Qui un signore in macchina, molto gentile, vedendoci indecisi sul da farsi, si ferma, ci chiede cosa cerchiamo. Follow me, e ci scorta fino ad un ristorante. E’ l’ennesimo follow me che ricevo, da parte mia ne ho “dato” solo uno, scortando all’imbarco traghetti di Genova alcuni mototuristi tedeschi, un anno fa. E’ una cosa piacevolissima, sia farla che riceverla. Dopo un ottimo pranzo ripartiamo su strade normali. Kaposvar, Dombovar, fino a Bonyhad, dove troviamo il classico alberghetto all’incrocio fra due statali; ed è qui che ci fermiamo per la seconda tappa. Questa parte di Ungheria presenta strade discrete, una bella campagna non sempre piatta, ma i paesi sono tristi; le case, quasi tutte piccole e ad un piano, non sono sgarrupate ma evidentemente povere. Capitiamo, noi Genovesi, in un ristorante gestito da un Genovese, che strana coincidenza; scambiamo persino due battute in dialetto.

Il terzo giorno continuiamo su strada normale fino a Szeged, dove riprendiamo l’autostrada. Al confine con la Romania gli agenti ungheresi ci controllano i documenti. Ma l’Ungheria non fa’ parte dell’UE?. Vabbè. Autostrada fino ad Arad e prendiamo la 7, una lunghissima e a tratti divertente statale fino a Deva, da dove giriamo a Sud per raggiungere Hunedoara. Divertente, si, ma solo a tratti, perché comunque si deve guidare con la massima attenzione: qua e là, sempre rigorosamente a metà curva, c’è del brecciolino sull’asfalto.

A Hunedoara l’albergo è preso per una notte tramite ufficio turistico locale. Dopo aver visto l’hotel chiediamo in reception per una seconda notte ma ci dicono che non c’è posto. Posto che invece troviamo mezz’ora dopo via internet, nello stesso albergo. Ancora non capisco i meccanismi delle prenotazioni via internet. La piazza davanti all’hotel è chiusa per una manifestazione di ‘tuning’ di automobili. Da noi non ne sento più parlare da tempo. Comunque, il mattino dopo, finalmente, cominciamo a fare i turisti. Ci rechiamo al castello, ed è una bella visita. Il castello è spettacolare, senza fronzoli, con poche ambientazioni ricostruite. Colpiscono i dintorni del castello: il regime vi eresse degli enormi insediamenti che ora sono diventati archeologia industriale. Che a qualcuno interessa, anche, ma che per me è un vero pugno in un occhio. Quantomeno lì.

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Sopra e sotto: il castello di Hunedoara

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Rimane il tempo per Densus, un paesino a sud di Hunedoara, dove la guida ci segnala una chiesa fortificata. La troviamo chiusa. Nell’ufficio antistante due volontarie ci spiegano, col traduttore di Google, che è aperta solo ai turisti. Ma dai, e chi l’avrebbe mai detto? Scusate, ma noi cosa siamo? Non solo non spiccicano una parola di inglese, ma sono decisamente inesperte, e si vede. Davanti al nostro stupore, riescono a spiegare che i turisti devono essere molti di più. Non riusciamo nemmeno a corromperle. Delusione. Beh, diciamo, possiamo rifarci con la chiesa fortificata di Geoagiu, più a Nord. Ma stavolta, a respingerci, c’è il Signor Piovasco, un signore col quale in seguito avremo molti rapporti.

Alba Iulia. Segnalata dalla guida e dalla nostra amica, in realtà ci delude un po’. C’è solo una cittadella con dei bastioni, e al loro interno, strade più o meno normali, una cattedrale, edifici pretenziosi. Per fare la nostra passeggiata quotidiana và bene, sai che consolazione. Evidentemente noi come italiani abbiamo un’idea diversa dai Romeni sul come intendere il turismo; cosa piace, cosa cercare.

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Alba Iulia, un particolare della Cittadella

Il giorno dopo decidiamo di andare a Sibiu, ed essendo relativamente vicina, passiamo da Geoagiu, che ieri ci ha respinto con l’aiuto del sig. Piovasco. Stavolta, a respingerci, sono gli sbarramenti intorno alla biserica fortificata. Spero che in Romania si decidano a valorizzare le non poche bellezze storiche che hanno.

Sibiu. E qui finalmente ricominciamo a vedere qualcosa. Città bella, viva, piacevole. Visitiamo il museo Brukental, che effettivamente merita. Seguono quattro vedute di Sibiu

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Poco a Sud di Sibiu c’è anche un parco rievocativo della vita rurale dei secoli passati, che chiamano museo Astra.

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Astra: chi dei due è l’asino?

E viene il giorno della Transfagarasan. Non ci sono tanti motociclisti in giro per la Romania; qualcuno, ogni tanto, lo incrociamo, per il proverbiale saluto. Ma qui ci vengono tutti, per cui qui sembra che la Romania sia battuta da orde di motociclisti europei: Turchi, Lettoni, Lituani, Serbi, Romeni ovviamente, Tedeschi, Polacchi, Ungheresi… e noi Italiani. Ci arriviamo da Nord, e, come scritto nel nostro Forum, la strada è stata riasfaltata di recente. Per non farci mancare niente saliamo al passo per ben due volte: prima con l’impervia funivia, poi direttamente con la moto. E’ una strada di montagna spettacolare. Sulla guida è scritto che è stata fatta costruire da Ceausescu per fronteggiare un’eventuale invasione sovietica. Mi sembra strano. A dire il vero, anche da noi, in Alto Adige, abbiamo delle belle e spettacolari strade di montagna, ma non così lunghe.

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Il lago Balea, in cima al passo

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Le nuvole vanno e vengono e il sig. Piovasco ci aspetta sornione dall’altra parte. Scendiamo infatti verso Sud e scopriamo che la strada, su quel versante, è ancora bisognosa di rifacimento dell’asfalto. Evidentemente, chi ha dato la notizia sul Forum, ha percorso solo la parte Nord, senza scollinare dall’altra parte. Inizia a piovere e la strada, oltre alle buche e all’asfalto bagnato, ci offre numerosi passaggi in curva con sabbiolina. Per finire il quadretto, ci sono un’ottantina di chilometri da percorrere così. Dopo aver avvistato un orso a bordo strada, arriviamo alla diga del Vidraru e smette di piovere, per fortuna. A Poenari  fotografiamo i resti della fortezza che fu il vero castello di Dracula; andarci è escluso, ci sono 1400 gradini da fare.

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I resti del vero castello di Dracula a Poenari

 Scendiamo fino a Curtea de Arges, raggiungiamo Valcea e risaliamo a Sibiu seguendo una processione di camion. Lungo questa strada ci sarebbero anche dei bei panorami e località turistiche, ma il traffico mostruoso, pesante e non, ci fa’ desistere da propositi turistici.

Ripartiamo da Sibiu alla volta di Brasov, e passiamo prima da Cisnadie per vedere una chiesa fortificata. E stavolta la vediamo per davvero! Magnifica.

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La fortificazione, vista dall’interno. A sinistra la chiesa.

Sulla strada transitiamo per Fagaras, dove c’è una fortezza che merita una visita. Anche qui, come in altri castelli, viene riservata alla sala delle torture uno spazio e una enfatizzazione notevole. Gli allestitori si sono premurati, anche riproducendo disegni dell’epoca, di farci conoscere le tecniche usate. Sembra che ci si compiaccia della crudeltà e del sadismo dei propri avi.

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La fortezza di Fagaras

Riprendiamo la strada. Ci sono delle nuvole, e Madzillina obietta: “sarà mica il caso di mettere le tute?”. Ma no, rispondo, se ci fossero temporali li vedrei; per ora andiamo. Il signor Piovasco mi ha sentito, e con un sorriso beffardo ci manda uno scroscio che ci costringe a indossare in fretta e furia le tute. Arriviamo a Brasov un po’ umidi. Prendiamo albergo proprio in un palazzo che appare, fra gli altri, nella copertina della guida L. Planet. Bella città anche questa: oltre ad un centro storico dall’architettura tipica, ci sono dei bastioni notevoli con due grandi torri di avvistamento.

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Ed eccoci al castello di Bran. Anche il più sprovveduto dei turisti sa che questo non è il vero castello di Dracula. Eppure al suo interno, e ancora di più al suo esterno, si ostinano a millantarlo tale. I turisti sono tantissimi e si entra senza alcun scaglionamento. Và bene perché non facciamo quasi coda, Non va troppo bene perché all’interno è come stare su un autobus affollato. Tuttavia gli interni sono proprio belli e a parer mio contrastano, con la loro eleganza, la truculenza del suo (supposto) ex proprietario.

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Il castello di Bran
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Unno dei tanti, raffinati interni del castello di Bran
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Ancora il castello di Bran, da un’altra angolazione

Sulla strada del ritorno a Brasov c’è Rasnov, con un’altra fortezza da visitare. Ci sono nuvoloni assai minacciosi, per cui indossiamo le tute. Il signor Piovasco ci vede e rinuncia; così non si diverte. Anche Rasnov merita.

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La fortezza di Rasnov

Durante la cena a Brasov, l’immancabile televisione accesa, invece della solita partita (sono in corso i mondiali) trasmette un telegiornale. Il rumeno, parlato correntemente, è per me incomprensibile, ma scritto permette una plausibile decifrazione. Così leggo i titoli: Il leader socialdemocratico Dragnea è condannato per corruzione, il ministro delle giustizia critica duramente i magistrati, le opposizioni chiedono le dimissioni. E io che ho fatto tanta strada per vedere cose diverse e per conoscere un altro popolo!

Al mattino vorremmo ripartire alla volta di Sighisoara, ma il signor Piovasco si è installato davanti al nostro albergo e non ci permette di uscire. Aspettiamo e aspettiamo, alla fine ci decidiamo, indossiamo le tutte e partiamo ugualmente. Arriviamo a destinazione, ovviamente, sotto un bel sole.

Che bella Sighisoara! E’ la città che apprezzeremo di più. Lascio parlare le immagini.

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E’ ora di riprendere la direzione Ovest, e da Sighisoara puntiamo verso Timisoara. Per strada ci sono diverse località segnalate dalla guida, ne scegliamo due: Biertan e Alma Vi, con altrettante chiese fortificate. Di nuovo vediamo qualcosa di bello

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Sopra e sotto: due vedute della biserica fortificata di Biertan.

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Dall’interno di una delle torri della biserica fortificata di Alma Vi

Timisoara è una delusione: oltre ad una bella chiesa evangelica non c’è praticamente altro.

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Timisoara. E’ solo questa la migliore foto di questa cattedrale….

Capitiamo invece in una manifestazione: gente in piazza che sfila e grida slogan. Con discrezione chiedo finché trovo qualcuno che parla italiano e che mi spiega: il governo vuole fare una legge che depenalizza la corruzione per i politici, e questa ha scatenato la protesta. Anche questa “è vecchia” per noi, mi viene da sorridere. Noi italiani siamo sempre i primi ad avere le idee che gli altri poi ci copiano. C’è da dire, però, che la reazione della gente è stata, anche nei mesi successivi, decisamente più forte; ci tengono più loro, alla loro Democrazia che noi alla nostra.

Lasciamo la Romania. Invece di percorrere l’autostrada che sale ad Arad verso Nord per poi girare a Ovest verso Szeged, raggiungiamo la città ungherese in diagonale su strada normale. Ottima scelta. Da Szeged, in autostrada muoviamo in direzione Budapest, ma usciamo prima, a Kecskemet per riprendere la strada normale fino al Balaton, che costeggiamo piano piano fin quasi alla sua estremità Ovest. Vediamo una Ungheria completamente diversa rispetto all’andata: sono posti turistici alquanto frequentati, e non solo da Ungheresi. Strade buone, edifici nuovi e ben curati. Solo il traffico di camion rovina il piacere di guida. Il lago Balaton è immenso, ma non si presenta tanto bene: l’acqua ha il colore e la consistenza della cioccolata in tazza.

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Ripartiamo e viaggiamo decisi “tuttautostrada” per attraversare la Slovenia senza soste allo scopo di fermarci a dormire in Italia. Mostruoso il traffico di mezzi pesanti, in particolare bisarche con auto Fiat e Suzuki. Pensavo di andare a trovare il mio amico Franco (in arte Aquilasolitaria) ma è impegnato, per cui che facciamo? Mentre guido su una deviazione in statale friulana a causa di un incidente in autostrada mi illumino: e se tornassimo a Jesolo per visitare Venezia? Aggiudicato: dormiamo due notti al lido di Jesolo (dove sono stato portato per anni fin dalla tenera età per trascorrere l’estate) per dedicare una giornata alla città lagunare. Come Roma o Firenze, tornarci è sempre un piacere.

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Dal vaporetto preso a Punta Sabbioni

Fine spettacolare di un viaggio… così così. Bella la Romania, indubbiamente, ma sono partito con aspettative superiori. Abbiamo lasciato indietro i monasteri della Bucovina, e un po’ mi dispiace. Strade abbastanza buone quelle principali, ma avventurarsi nelle secondarie può portare qualche disagio… al fondo schiena. Facile trovare sabbia o brecciolino nelle curve. Buona l’educazione stradale dei romeni, non certo nordica, ma migliore rispetto agli italiani (troppo facile, si dirà), in particolare il pedone sulle strisce è sacro. La presenza di mezzi pesanti è ossessiva su molte strade. Molto più simpatica invece la presenza di carretti trainati da uno o due cavalli, con le persone a bordo che ti salutano quando passi. In certi angoli abbiamo visto povertà, ma l’impressione è che sia vissuta con dignità, come del resto in molte altre parti dell’Europa dell’Est. I monumenti più importanti sono valorizzati a dovere, ma tanti altri sono proprio trascurati. Certo, il mio giudizio è parziale; come detto, mi ‘manca’ ancora molto. Buono il cibo: quasi dappertutto, oltre alle classiche portate da piatto unico, si può variare puntando su ampia scelta di zuppe e di insalate, oltre alle ormai onnipresenti paste e pizze. Ottima cosa per chi come me deve stare attento al colesterolo. Sia all’andata che al ritorno mi ha stupito la qualità del cibo ungherese, devo dire, anche se forse due pranzi e due cene non fanno testo. I prezzi? Diverse volte ci siamo fatti venire a prendere in taxi, fatti portare nel migliore ristorante della città, e fatti riportare in albergo, sempre in taxi. Sboroni? No, costava proprio poco.

Anche appena tornato dalla Polonia non ero del tutto entusiasta, ma poi l’ho rivalutata. Vedremo.

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