Grande, Calabria

E’ stato un altro viaggio itinerante, come nostro solito, ma la Calabria ha fatto la parte del  leone. Parafrasando Fabrizio De André: “Una tappa qua, una tappa là, gonfi di gioia”

ItaliaSud2018
Le tappe: Palermo, Francavilla di Sicilia, Scilla, Bagnara, Torre Melissa, Amendolara, Diamante, Contursi, Vieste, San Felice al Circeo e, fuori cartina, Castiglione della Pescaia

Partenza la sera di Lunedi 10 settembre 2018, soliti due km per arrivare all’imbarco dei traghetti di Genova. Alle 19 del giorno successivo sbarchiamo a Palermo, e percorriamo altri 300 metri per raggiungere lo stesso hotel di due anni fa. Meno di 3 km nei primi due giorni… la vacanza vera e propria, su due ruote, inizia quindi mercoledi 12.

Arriviamo a Santo Stefano di Camastra, bella città sulla costa Nord, e giriamo all’interno verso i bellissimi monti Nebrodi, che ci riservano così una piacevole sorpresa; peccato per le strade, piene di buche e inizi di smottamento. C’è da dire che sono in corso imponenti lavori per costruire una strada nuova; e a vedere l’intensità del traffico sulla strada vecchia (pressochè nullo) mi chiedo il perchè di tanta spesa.

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La splendida terrazza panoramica di Santo Stefano di Camastra
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Sopra e sotto: panorami sui monti Nebrodi

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Visitiamo Randazzo, e arriviamo alle falde dell’Etna, a Francavilla di Sicilia, dove dormiamo due notti. Lo scopo è di dedicare una giornata per visitare le Gole dell’Alcantara e Catania. Le gole meritano la loro fama: fresche e spettacolari, mentre l’acqua presenta dei riflessi stupendi. La città etnea è bella; è un trionfo del barocco siciliano. Non me ne vogliano i Catanesi, ma Palermo… mi aveva proprio entusiasmato.

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Gole dell’Alcantara
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Sopra e sotto: due viste di Catania

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E’ l’ultimo giorno in Sicilia; facciamo ancora un giretto per i Nebrodi: la strada da Francavilla a Novara di Sicilia è di una bellezza assoluta. Consiglio vivamente questa zona in generale e questa strada in particolare a tutti i mototuristi (e non).

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Ancora i bellissimi Nebrodi. Il paese è Novara di Sicilia

Raggiungiamo Milazzo e ci fermiamo sulla punta della sua penisola, da cui si vedono le isole Eolie e Stromboli; sembrano quasi raggiungibili in poche bracciate. Costeggiamo ancora, girando intorno a Capo Peloro, la punta nord orientale della Sicilia, con la Calabria ‘a vista’.

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Vista dalla punta della penisola di Milazzo
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Dietro c’è la Calabria

Traghettiamo a Messina (molto comodo avere il Telepass) e prendiamo alloggio nella rinomatissima Scilla. Un po’ tanto turistica ma splendida, con queste case sul mare addossate l’une alle altre e questa stretta stradina chiusa alle auto, lastricata in pietra bianca e percorsa dall’Ape-taxi. Noi però siamo in moto e la percorriamo ugualmente, imitando gli altri numerosi scooteristi locali. Avevamo tre valigie pesanti da portare a mano per un bel tratto; spero quindi nella tolleranza dei locali Vigili Urbani.

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Scilla, anche se vista ancora dalla Sicilia. La parte bassa è quella turistica.

L’ospitalità che troviamo è proprio ‘da posto turistico’, per cui rinunciamo all’idea iniziale di fermarci due notti, e l’indomani rifacciamo i bagagli e ripartiamo… verso Sud. Percorriamo in autostrada il breve tratto che ci separa da Reggio Calabria (sarà l’unica percorrenza che faremo sulla famigerata Salerno-Reggio) e arriviamo a Melito, sul punto più meridionale dell’Italia continentale. Di qui su per l’Aspromonte.

Già, l’Aspromonte: un nome una garanzia. La strada và percorsa con attenzione, perché si deve affrontare brecciolino e buche, ma i panorami, man mano che si sale, sono superbi.

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Sopra e sotto: panorami dall’Aspromonte. Notare l’agglomerato di case sul cocuzzolo.
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Il traliccio, credo, doveva servire per costruire il ponte sullo stretto…
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Durante una delle numerose soste effettuate durante la ‘scalata’ all’Aspromonte

Sosta pranzo a Gambarie, che è una stazione sciistica nel bel mezzo dell’Aspromonte. Qui incontriamo un gruppo di motociclisti locali, estremamente amichevoli ed espansivi.  La pasta e fagioli è servita affiancata da un boccale pieno di peperoncini messi a macerare nell’olio. Adoro questa cucina!

 

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… e gli adorabili bicchieri ‘Duralex’ …

Cosa fare, dove andare? Anche per i consigli dei colleghi motociclisti scendiamo su Scilla e raggiungiamo Bagnara, dove troviamo alloggio in un hotel fronte mare con spiaggia privata; una gioia per Madzillina. Rispetto a Scilla, ci siamo spostati verso Nord di ‘ben’ cinque chilometri! Un locale molto informale ci serve per cena una pizza memorabile.

Ripartiamo percorrendo la strada costiera verso Nord.  Ma data la struttura impervia dei monti retrostanti, c’è poco da costeggiare: si sale e si sale ancora, con questo (splendido) risultato:

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Guardando verso Sud, quella in basso è Bagnara, poi Scilla

Visitiamo ‘al volo’ Vibo Valentia. (Carina, niente di più) raggiungiamo, sempre in strada normale, Lamezia, e facciamo il primo coast to coast, arrivando sullo Ionio a Catanzaro. Risaliamo ancora fin dalle parti di Capo Rizzuto. Ne avevo sentito parlare, e pensavo di trovare qualcosa di bello da vedere. Invece c’è tanta edilizia privata, disordinata e persino sgarrupata qua e là. Ho voluto fotografare quest’angolo:

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Non faccio mai foto del genere, ma stavolta sono rimasto così colpito… E’ stridente il contrasto fra gli splendori di questa terra e le miserie che li affiancano. Voglio porre una domanda politicamente corretta:  I luoghi pubblici sono di tutti o di nessuno? Ed una domanda brutalmente maleducata: ma chi cazzo è lo Stato? Questa terra meriterebbe di essere amata. Nota bene: non è che sono andato a cercare proprio quell’angolo; sporco e rifiuti in giro ne ho visti tanti, ma proprio tanti, in questi giorni.

Vabbè, continuiamo la risalita, facciamo una breve visita a Crotone e ci fermiamo a Torre Melissa, per un altro piacevole puccio nella calde acque dello Ionio. La costa Ionica non è certo brutta, ma è meno frastagliata di quella Tirrenica, e quindi meno spettacolare. Conoscevo bene la Locride, che abbiamo saltato, e ho voluto vedere ugualmente altre zone della costa Orientale.

Al mattino ci ributtiamo fra le montagne spettacolari di questa splendida regione e attraversiamo la Sila. La quale mi sorprende piacevolmente:  se l’Aspromonte è fatto di montagne scoscese, la Sila è… tutt’altro. A volte mi ricorda l’Alvernia: dolcemente ondulata, verde e fresca. I laghi Arvo e Cecita, da noi visitati, danno un piacevole senso di calma e di rilassatezza.

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Vista dalla strada che porta da Crotone a Cosenza attraversando la Sila
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In piena Sila. Il lago di Arvo e, sotto, il lago Cecita

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Panorama silano

Riscendiamo ancora sulla costa Ionica, ma un po’ più a Nord, e arriviamo ad Amendolara. Al mattino ripartiamo e completiamo il secondo coast to coast riattraversando le spettacolari montagne Calabresi e atterriamo a Corigliano, da cui raggiungiamo Diamante. Abbiamo saltato Tropea e zone limitrofe perchè le abbiamo girate per bene in altri viaggi.

E da qui ci saranno i fuochi artificiali della parte alta della costiera Tirrenica Calabrese. Maratea è veramente deliziosa, una perla, ma il bello sta per cominciare. Nel 2014, ignorando questa meraviglia, arrivammo a Sapri provenienti dal Cilento, cioè da Nord. Sapri non è niente di che, quindi prendemmo all’interno per la Basilicata. Poi gli amici del Forum di Mototurismo mi dissero: ma come, non hai fatto la strada da Sapri a Maratea? Cosa ti sei perso… Avevano perfettamente ragione. Così questa volta ho … recuperato. Che spettacolo ! Spesso sento usare l’aggettivo ‘mozzafiato’ riferito a tanti bei panorami. Ma per questi posti che aggettivo si dovrebbe usare, allora?

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Sorrido, e ne ho ben donde ! ….
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… guarda che roba !!!

Anche Scalea merita una visita, ma dopo aver visto tanta bellezza, non so apprezzarla come forse meriterebbe.

Al mattino successivo ci rimettiamo in viaggio verso il Vallo di Diano. Brevi soste a Lagonegro e Casalbuono, per arrivare a Teggiano, da cui si ammira un bel panorama. E’ un peccato che questa valle sia più famosa per le città di Polla, Sala Consilina e Lagonegro, noti caselli dell’A3, che per le sue attrattive.

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Panorama sul Vallo di Diano, da Teggiano

Continuiamo in direzione Salerno. Percorrendo una bella strada fra i monti Alburni proviamo a fermarci in qualcuno dei numerosi agriturismi che incontriamo, ma sono tutti chiusi; eppure siamo ancora al 20 di settembre. Arriviamo fino a Campagna e ancora non abbiamo trovato nulla, se non una camera-scantinato, ovviamente rifiutata. Arrivano anche le nuvole. Non resta, ahimè, che dirigersi verso Contursi Terme, per giunta sovrastata da pesanti nuvoloni. Mettiamo le tute a andiamo lì. Perché tanta certezza e tanta riottosità? Le località termali di solito hanno la caratteristica di avere molti hotel e… niente altro. Niente ristoranti, niente pizzerie, niente vita notturna; nemmeno serale. Si deve mangiare in hotel, che solitamente hanno menù tarati su clienti anziani e/o poco esigenti: brodo, pasta solitamente scotta, bistecchina, mozzarelline e verdure bollite. A Contursi Terme più o meno è così, anche perché ci arriviamo mentre piove e non abbiamo voglia di star lì a girare: il primo hotel che troviamo è nostro. Scopriremo che c’era di meglio, pazienza. Incerti del nostro modo di viaggiare.

La notte porta bel tempo e… belle idee: guardando la cartina per decidere dove andare l’indomani, alla fine scegliamo Vieste, Gargano. Ci siamo stati con la figlia piccola, e chi si ricorda com’era? E facciamo bene. Viaggiamo prima in direzione Ovest e poi verso Nord. Scavalchiamo delle montagne spettacolari e vediamo altri paesi arroccati, tipici della Basilicata. Passiamo poi vicino a Melfi, e si vede: la fabbrica di automobili movimenta le strade; innumerevoli bisarche e Tir affollano le strade. Vediamo anche un treno-bisarca percorrere una ferrovia non elettrificata a binario unico. Foggia, Manfredonia e la costiera Garganica. Nuovo spettacolo.

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Sopra e sotto: viste dalla strada costiera che va’ da Manfredonia a Vieste

DSC08913Ci fermiamo due notti, così abbiamo tempo per esplorare anche la parte settentrionale del Gargano e il lago Varano. Bella Vieste, tipica. Fatta di case bianche e lastricata di pietre bianche, arroccata a picco sul mare.

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Sopra e sotto: Vieste

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Anche la parte settentrionale del Gargano merita: visitiamo con soddisfazione Peschici e Rodi Garganico. Facciamo numerose soste lungo la spettacolare strada costiera. Ecco, a voler cercare il pelo nell’uovo c’è da dire che la zona è sfruttata turisticamente al massimo: c’è di tutto: hotel, b&b, villaggi turistici, residences, campeggi, agriturismi; e poi ristoranti, pizzerie, trattorie, bar, pub ad ogni metro. Ad agosto ci deve essere stato l’inferno. Eppure le strade sono piene di buche. Ci sono delle strade interne che dovrebbero essere veloci, ma sono così lunghe e lontane che alla fine si fa’ sempre prima a percorrere la lenta e tortuosa costiera.

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Sulla parte Nord della costa Garganica. Quella è Peschici

Dopo due giorni di mare e di giri, ripartiamo verso Nord, e facciamo l’ultimo coast to coast. Anzi, per la precisione viaggeremo solo in direzione Ovest. Da Vieste, infatti, risaliamo la costa adriatica fino a San Salvo, poco prima di Vasto. Di qui la statale veloce che porta a Isernia; quindi Cassino, Formia e ci fermiamo a San Felice al Circeo; circa la stessa latitudine di Vieste. E’ un altro di quei posti che ci siamo ‘persi’ durante una vacanza precedente, causa pioggia. Questa volta invece il tempo è ottimo. Saliamo sullo spettacolare monte che si erge sulla costa a vedere dei resti di mura preromaniche di cui non si conoscono i costruttori.

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Panorama dalla rupe di San Felice al Circeo
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Parte delle fortificazioni, in cima alla rupe, costruite da sconosciuti pre-romani.

Ultima tappa in Toscana: Castiglione della Pescaia, già ‘toccata’ nel 2014. Un malinconico arrivederci al prossimo viaggio.

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C’è il mare in discesa, vabbè… è l’effetto che conta, no?

Qualche considerazione. La Calabria è proprio grande e proprio bella. Mare stupendo, montagne selvagge e spettacolari; panorami memorabili. Ma non è tutto oro…

Dello scarso rispetto dei luoghi pubblici ho già parlato e documentato. Alla guida, ahimè… Al Sud è quasi raro vedere automobilisti che NON usano il cellulare. Anche portare bambini seduti in braccio al guidatore è abbastanza normale; ne ho visto uno persino in Autostrada. Inutile commentare. Di nuovo, ma stavolta in Basilicata, ho avuto paura: se si percorrete una strada larga, tenete bene la destra,  perché è facile che qualcuno proveniente in senso opposto decida di buttarsi fuori per sorpassare, nonostante i veicoli in senso opposto. Ti spingono, ti obbligano a spostarti. In uscita da una curva mi sono ritrovato davanti, che veniva verso di me, un furgone che stava tranquillamente completando il suo inutile sorpasso (c’era molto traffico nel suo senso di marcia). Vabbè, un buco per passare ce l’ho, ho pensato; ma è questo il modo di guidare? Il concetto di ‘margine di sicurezza’ è astruso come la fisica quantistica. Anche più su non scherzano: nel tratto sulla sgarrupata superstrada da Isernia a Formia sembrava di essere in un autodromo. Un altro capitolo doloroso sono le buche sulle strade; dopo ogni giornata in sella le natiche e la schiena protestavano.

Poi però è facile scoprire che i meridionali, nei rapporti diretti, personali, sono delle persone gentili e di cuore. Ogni volta che ci siamo fermati per chiedere un’indicazione si sono fatti in quattro per aiutarci al meglio. Il ristoratore di Francavilla di Sicilia, saputo che per l’imminente pioggia avevamo delle preplessità a venire in moto nel suo agriturismo, non ha esitato a venirci a prendere con la sua auto personale e a riportarci indietro. Lo ha fatto per lavorare, ok, ma non so se qui da noi succederebbe lo stesso.

Insomma, se pensate di andare in Calabria, andateci senza esitazione. Un po’ di attenzione in più alla guida, ma… si ritorna contenti.

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