Neofiti? Due ‘dritte’.

Dopo tanti anni di esperienza, mi sento di dare qualche consiglio a chi si volesse avvicinare al mondo della moto, del mototurismo in particolare. Il lettore tenga presente che non sono nemmeno quell’appassionato esperto di meccanica, in grado di effettuare autonomamente riparazioni on-the-road; d’altronde questa capacità era veramente utile molto tempo fa, ma ora, con l’ingegnerizzazione estrema e l’elettronica onnipresente è raro poter risolvere problemi con cacciavite e fil di ferro. Se succede, si fa’ una telefonata; meglio se soci ACI o TCI.

Ovviamente non è come viaggiare in auto: con le quattro ruote è sufficiente portare con sé abiti di stagione, l’ombrello e poco altro. Il motoviaggiatore, oltre alla moto stessa di cui parlerò più avanti, deve premunirsi adeguatamente, se vuole viaggiare nel migliore dei modi. A cominciare dalla TUTA ANTIPIOGGIA: nel baule della mia moto, 365 giorni all’anno, ci stanno le nostre tute antipioggia, oltre alla bomboletta di gonfiaggio gomme, il grasso spray per la catena e due stracci. In alternativa ci sono dei completi da portare con ogni tempo, ma io preferisco indossare articoli come sottodescritto.

Dopo lo sforzo finanziario per acquistare la moto, ci si può trovare disorientati davanti al costo dei dispositivi di sicurezza. Per questo motivo consiglio, soprattutto a chi avesse un budget ristretto, di informarsi bene su questi costi aggiuntivi. A coloro che si trovassero nella situazione di dover fare bene i conti prima di lanciarsi nel mondo delle due ruote, posso offrire questa domanda retorica: “Vale di più il casco o la testa che c’è dentro?” E’ a mio avviso il migliore approccio al problema, e non vale solo per il casco.

Sicurezza passiva.

  • Casco: Il casco ideale per il turismo è quello modulare, cioè apribile: normalmente si va col casco chiuso, per cui appare come un integrale e offre la stessa protezione; ma se si va proprio piano, o fa’ caldo, o si deve parlare o chiedere informazioni, tac, un movimento della mano e davanti al viso con c’è più nulla. Lunga vita al casco se si usa anche un sottocasco che protegga l’imbottitura dal sudore.
  • Giacca: doverosa una giacca tecnica in Goretex con rinforzi rigidi su spalle e gomiti; esistono in versione ‘normale’ con imbottitura supplementare rimovibile per il gran freddo, e in versione estiva, fatta in tessuto traforato. Meglio se con inserti fluorescenti: essere visti è importante come vedere.
  • Paraschiena: un semplice accessorio che ripari la schiena, in parte o in toto.
  • Stivali: gli stivali tecnici riparano piedi e caviglie non solo da colpi e schiacciamenti in caso di caduta, ma anche dal sassolino sollevato da altri veicoli; prenderne uno sulla caviglia nuda a 100 all’ora vi fa’ un buco. Riparano anche dall’acqua.
  • Pantaloni: esistono in commercio pantaloni in Goretex, ma anche blue jeans speciali, con inserti antiurto sulle anche e sulle ginocchia.
  • Guanti: non guidate mai la moto a mani nude! Ci sono guanti invernali, intermedi ed estivi.

Sicurezza attiva

  • ABS: ormai è presente su tantissimi modelli (è ormai obbligatorio sui modelli in costruzione); tenete presente che bloccare in frenata la ruota anteriore significa trovarsi immediatamente in terra.
  • Giubbotto air-bag. Costicchia, e personalmente sono un poco scettico: in caso di caduta vi fa’ diventare come l’omino Michelin. Però attenti: ogni volta che scendete dalla moto ricordatevi di sganciare il giubbotto, altrimenti esplodete!
  • Paramani. Accessorio, non sempre di serie, che ripara le mani da sassolini ‘volanti’
  • Paramotore. Ripara le gambe se rimangono sotto la moto in caso di caduta. (improbabile, ma possibile; può succedere solo a velocità bassissima) Ripara soprattutto la moto, in caso di caduta.
  • La migliore sicurezza attiva si chiama ATTENZIONE. In un rapporto ufficiale della Polizia Stradale si legge che i migliori automobilisti sono… i motociclisti: questo perché abbiamo sviluppato uno stile di guida molto più attento. Se sono 40 anni che vado in moto e sono qui a raccontarlo, è ANCHE perché ho sviluppato un certo tipo di guida. Le precauzioni veramente indispensabili sono: non fidatevi mai troppo degli specchietti; prima di cambiare corsia o di immettervi GIRATE LA TESTA e guardate dietro, anche se per un solo attimo. Occhio sempre all’asfalto: insidie come ghiaietto, tombini, olio possono essere in ogni curva. Nel traffico cittadino ci sono i pericoli maggiori: date una fuggevole occhiata dentro gli abitacoli delle macchine: potrete scoprire il comportamento e le intenzioni di manovra degli automobilisti che vi stanno vicino. (Questo accorgimento mi ha salvato un due occasioni) Non infilatevi dovunque ci sia un po’ di spazio fra le auto senza valutare l’eventualità che quello spazio venga a mancare.  Piccoli spostamenti laterali di un’automobile annunciano l’intenzione di svoltare o cambiare corsia più di qualsiasi freccia. Quando un conducente ha messo la freccia (Deo gratias!), se possibile, dategli la precedenza anche se sarebbe vostra.
  • Efficienza del mezzo: i controlli e i tagliandi devono essere scrupolosi.

La moto

Ho conosciuto scooteristi voler passare dallo scooter alla moto in modo perentorio, acquistando la celeberrima Bmw GS 1200, al motto: “Voglio il massimo”. Errore. Più prudente sarebbe, come prima moto, prendere una cilindrata media o medio bassa, da 500 a 750/800 cc. Perché il problema più grosso, passando alla moto, non è tanto la potenza quanto il peso. Mentre la potenza si può dosare, il peso eccessivo rimane sempre eccessivo. Con lo scooter si è abituati a mezzi leggeri coi quali, senza rendersene conto, si fanno delle cose che a farle con una moto pesante ci si ritrova in gravi difficoltà. Ad esempio spingere un moto all’indietro in salita, anche leggera, è un’impresa titanica. Quando parcheggiate la moto non mettetela mai in discesa, ma giratela, ovviamente se non c’è parcheggio pianeggiante. Non inclinate mai la moto durante le manovre; se superate una certa inclinazione non riuscite più a raddrizzarla e… patapùmfete.

Non posso e non voglio mettermi a fare marketing; tuttavia qualcosa posso dire. Inizio affermando che l’acquisto di una prima moto è… un casino. L’estetica, nel campo motociclistico, è terribilmente soggettiva, per cui ovviamente non mi pronuncio, ma tengo molto ad un consiglio: cercate di non farvi abbagliare dall’estetica di un modello ma di guardare al sodo. Una volta acquistata, la guarderete per qualche minuto, poi sarà sempre la più bella ma non la guarderete più con gli stessi occhi. Invece, quando sarete in sella per ore e ore, non potrete guardarla, ma ne apprezzerete i pregi e vi dispiacerete dei difetti.  Si parte dal budget, ovviamente, ma si deve tenere presente tante altre cose pratiche. Cominciando dall’affidabilità. Ci sono in commercio modelli e marche più affidabili di altri, e l’affidabilità è per me la cosa più importante, anche se la fama di un modello ‘affidabile’ non garantisce al 100%; può sempre capitare l’esemplare ‘sfortunato’. (Mi è successo, sigh). Altrettanto importante è la rete di assistenza: l’ideale è disporre di un punto di assistenza abbastanza vicino e gestito da persone serie. (Serie, non necessariamente simpatiche) Già dover fare 50 km per portare la moto al tagliando non è il massimo. Il comfort e l’ergonomia non sono sempre facili da valutare salendo in sella o guidando per pochi minuti, ma sono un aspetto importante anche questo, se avete ambizione di viaggiare: qui ci si deve affidare alle esperienze altrui, possibilmente di motociclisti della vostra stessa statura. Infine sono da valutare i costi di gestione e manutenzione, nel caso possano essere un problema: tagliandi, consumi, costo dei ricambi.

Una cosa che sorprende, e piacevolmente, è il costo della manutenzione: tranne casi particolari costa meno mantenere una moto media che uno scooter. I tagliandi si fanno ogni 10-12 mila km, mentre gli scooter la richiedono ogni 4 o 6 mila; e in generale le soluzioni costruttive degli scooter richiedono una manutenzione più costosa rispetto alle moto.

L’altezza della sella è fondamentale: soprattutto quando acquistate la prima moto, assicuratevi di poter appoggiare saldamente entrambi i piedi per terra a moto scarica. Questo però con le gambe tese: coi piedi sulle pedane le gambe non devono stare troppo rannicchiate. Per stancarvi meno, se prevedete di percorrere lunghi tragitti, cercate se possibile una moto che offra, anche installando appositi parabrezza, un buon riparo aerodinamico. Sottolineo l’importanza del riparo aerodinamico: dopo 50 chilometri di vento in faccia a 130 orari, si manda al diavolo ogni considerazione estetica. Tanto per vantarmi un po’ prego notare come siamo messi nella foto, scattata in Galizia: Tris di valigie, borsa sul serbatoio, i paramani, il parabrezza con l’aggiunta, il paramotore, l’abbigliamento antipioggia, il casco apribile.

Se come me non avete ambizioni di esplorare il mondo in fuori strada, ovviamente dirigetevi su moto stradali o enduro stradali. I cerchi delle ruote coi raggi indicano una moto più adatta al fuori strada, i cerchi in lega all’asfalto. Per il fuoristrada va’ meglio la ruota anteriore di raggio maggiore rispetto a quello della ruota posteriore, se uguale o minore è più indicato per la strada. Chiaramente uno sterratino facile, occasionalmente, lo si può fare con qualsiasi moto. Voglio precisare che fuoristrada non ne faccio quasi mai, per cui consigli in merito, oltre al tipo di ruota, non ne posso dare. Posso solo dire che è necessario essere piuttosto abili già su asfalto, prima di iniziare con l’Off-road.

Quello che ho scritto finora sono valutazioni e considerazioni generali largamente condivise dai mototuristi, nonché dettate dall’esperienza. Tuttavia vi consiglio comunque di parlare con persone sufficientemente esperte che siano in grado di darvi consigli. Ci sono anche Forum di motociclisti e Forum dedicati a questo o quel modello, che sono fonti di informazioni utili. Semmai ricordatevi di fare la tara a quello che vi verrà risposto e raccontato: in tutti noi c’è sempre un po’ di vanità, me compreso…

Per concludere, un sorriso: Etologia Automobilistica

 

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