Barzellette

Un classico. (dal libro Il gatto e il Doc, A. Giordana) Un uomo torna a casa anzitempo e trova la moglie in totale, innegabile, evidentissima flagranza fedifraga. Lei non tenta nemmeno il classico “posso spiegarti”. Lui è disperato, si vede crollare il mondo addosso. “Ma come hai potuto farmi questo? Io ti sono sempre stato fedele, ti ho sempre amata e rispettata. Mi hai chiesto la pelliccia e io te l’ho comprata. Hai voluto la casa al mare e te l’ho comprata. La crociera? E vai di crociera di lusso. E tu… Il mio migliore amico! Come hai potuto farmi questo? Siamo andati a scuola insieme dalle elementari al liceo, ti passavo i compiti, ti ho presentato la tua prima ragazza, e quando hai avuto bisogno ti ho fatto anche un prestito. E… e…. ma… OOOOOOOHHHH, RAGAZZI, STO PARLANDO CON VOI, FERMATEVI UN ATTIMO! 

Il gaffista. Primo giorno di lavoro per un ragazzo, presso un antiquario. Pochi minuti dopo l’apertura arriva il primo cliente. Buongiorno, desidera? Guardi ho visto quel tavolo Luigi XVI, molto bello…  quanto costa? Lei ha visto proprio bene, guardi, immagino sia un intenditore. Trentamila Euro. – Ah, peccato, ne ho solo quindicimila… senta, mi è venuta un’idea, non potremmo tagliarlo a metà, così intanto metà me la porto a casa? – Il ragazzo rimane sbigottito, non se lo aspettava, ma esita a mandarlo a quel paese. Per cui chiede un attimo di pazienza, prende tempo per andare nel retrobottega dal titolare. Si avvia per un breve corridoio, apre la porta e si rivolge al capo. Guardi, c’è un cretino che vuole tagliare a metà il tavolo Luigi XVI… – ma mentre pronuncia la parola “cretino” si accorge di essere stato seguito dal cliente, il quale ha sentito tutto. Il titolare sbarra gli occhi fulminando il ragazzo. Ma questi continua la frase: … ma per fortuna c’è questo gentile signore che comprerebbe l’altra metà. Cosa dice? Il titolare cede, approva, e il tavolo viene tagliato e venduto. Come il cliente esce dal negozio il titolare, furibondo, striglia il ragazzo. Ma subito dopo aggiunge: Guarda, quel tipo è il mio migliore cliente, spende da me tantissimi soldi, solo che è decisamente svitato. Per fortuna che hai riparato alla tua gaffe in modo brillante, altrimenti lo avrei perso. Eh si, conferma il ragazzo, purtroppo ho questa tendenza a commettere gaffes; per fortuna che esiste una scuola per gaffisti, dove insegnano a evitare le gaffes o a rimediarvi. Per frequentarla sono stato quindici mesi a Utrecht, in Olanda. – Davvero? chiede stupito il titolare, e cosa ne pensa degli Olandesi? – Mah, guardi, risponde il ragazzo con faccia disgustata, o tutti calciatori o tutte donnacce… – Ma… come si permette! Guardi che mia moglie è Olandese! – Ah, davvero?!?!, dice il ragazzo sorridendo con entusiasmo, e dica, in che ruolo gioca?

Educazione sessuale a scuola. Dai, Gigino, fai i compiti! – Ma mamma, non ci riesco… dice Gigino piagnucolando – Oh su dai – Ma è difficile…. – insiste lui – Dai fammi vedere, cos’è? Un tema? Vediamo. – La mamma legge il titolo del tema affidato al bimbo: “Che differenza c’è fra orgasmo clitorideo e orgasmo vaginale”. Rimane allibita e inorridita. Si controlla. Va bene, Gigino, per questa volta, e solo per questa volta, non fare il tema. Il mattino dopo la mamma si presenta a scuola come una furia, e riesce ad ottenere un colloquio immediato con l’insegnante. COS’E’ QUESTA ROBAAAAA! MA SIAMO IMPAZZITIIII? Si calmi, si calmi, per carità. L’educazione sessuale è stata decisa direttamente dal Ministero della Pubblica Istruzione… NON ME NE FREGA UN ACCIDENTEEEE! NON SI INSEGNANO QUESTE COSE AI BAMBINI DI OTTO ANNI!!! Mi spiace, signora, ma non posso farci niente, queste sono le disposizioni. ME NE FREGO DELLE DISPOSIZIONI, TANTO alla scuola dell’obbligo non esistono più le bocciature, e io quei compiti non glieli lascio fare. EH NO, Signora, si sbaglia – replica l’insegnante – finché mi scrive ‘Pompino’ con la ‘N’ io lo boccio!

Antisemitismo. Il proprietario di un grande magazzino a Chicago è un tipo tremendamente antisemita. Sta analizzando soddisfatto i dati di vendita, quando dà un’occhiata alla produttività dei commessi. Sobbalza sulla poltrona vedendo che il primo nome sulla lista, cioè del venditore che lavora meglio di tutti è un certo Aronne Cohen. Non può sopportare questa situazione. Chiama la segretaria e le dice di convocare d’urgenza il direttore delle vendite. Dopo un attimo i due sono a colloquio. COS’E’ QUESTA COSA?!?!? – dice irato il proprietario mostrando il rapporto. – Lo so, lo so che questo venditore è ebreo, ma vedesse com’è bravo… NON MI INTERESSA! LO LICENZI SUBITO! – Aspetti, ma ha visto la cifra di vendita dell’ultimo mese di Aronne Cohen con la cifra del secondo miglior venditore? – Si, più del quadruplo (calmandosi un attimo). Senta, incalza il direttore delle vendite, andiamo insieme al terzo piano e guardiamo all’opera Aronne Cohen. Se non è soddisfatto ci licenzia entrambi. Va bene? E così scendono al terzo piano, e stando un po’ defilati osservano Aronne Cohen in quel momento all’opera con un cliente. Si, dice Aronne Cohen, questa canna da pesca è discreta, ma vuol mettere questa? – ne prende in mano un’altra e la maneggia con perizia – è vero che costa un po’ di più, ma vede come si manovra meglio? La leggerezza, la qualità dei materiali… vale molto di più della differenza di prezzo. Il cliente approva. Il direttore delle vendite sorride. Il capo aggrotta le ciglia. Dove va a pescare? – chiede ancora al cliente – Pensavo sul lago Michigan. – Vale a dire, incalza il venditore, che si mette lì sulla riva e lancia la lenza? Si, perché? E crede di pescare bene, in questo modo? (Sorride). Si, perché non dovrei? Perché da riva si pesca solo robetta! Non lo sapeva? Qui ci vuole una barca per cercare i fondali migliori! Guardi questa barchetta, poco più di mille dollari e Lei ha un divertimento in più, ci potrà portare anche sua moglie; è una possibilità in più di divertimento. – Ci sono anche i remi? – chiede il cliente – Alla sua età vuole remare? Ma andiamo, poche centinaia di dollari e ci mette questo bel fuoribordo e allora si che la sua uscita in barca diventa qualcosa di speciale, quasi una crociera. – D’accordo dice il cliente – Sul volto del capo appare un’espressione stupita. – Ovviamente, continua Aronne Cohen, la barca avrà bisogno di un carrello, mica penserà di caricarla sul tetto della macchina. Già, va bene, compro anche il carrello. Insomma, alla fine il cliente esce soddisfatto, sorridente, dopo aver speso oltre settemila dollari. I due osservatori escono allo scoperto. Ha visto?, chiede trionfante il direttore delle vendite, che ne dice? Beh,… in effetti… – la rabbia repressa del capo è evidente – per essere partiti da una canna da pesca…. MA QUALE CANNA DA PESCA? interviene Aronne Cohen, Quel cliente è entrato per comprare un pacco di assorbenti per la moglie! Un pacco di assorbenti?, chiede il capo, non capisco. Si, continua il venditore, un pacco di assorbenti per la moglie! Così gli ho chiesto: visto che tanto in questi giorni non può scopare, perché non se ne va a pesca?

Tratta dal Vernacoliere. Un uomo già avanti nell’età, piuttosto ricco, progetta di sposarsi con una bella e giovane figliola. Il motivo principale è per avere dei figli. Vanno entrambi dal medico per accertare se entrambi sono in grado di procreare. Per la ragazza, ovviamente non ci sono problemi. Per lui il dottore prende una provetta e la porge all’uomo  dicendogli di metterci del liquido seminale, raccomandandosi di fargliela avere il più presto possibile. Il giorno dopo l’uomo si presenta un po’ agitato dal medico, con la provetta vuota. Senta dottore, non ci siamo riusciti. Prima ci ho provato io, ma niente da fare. Allora ci ha provato la ragazza che devo sposare, ma non ci è riuscita nemmeno lei. Allora abbiamo chiesto alla nostra governante, che è una donna forte e robusta, ma non ci è riuscita nemmeno lei. Dottore, mi spiega allora come cazzo si apre sta provetta?

Ah, gli americani! Un italiano si trova a visitare New York. Ha dimenticato di mettere in valigia alcune cose, per cui si reca in una farmacia. Desidera? Del dentifricio, grazie. Il farmacista tira fuori un tubetto di dentifricio lungo due spanne, enorme. Non avrebbe una confezione da viaggio? Quello è troppo grande. Ma questa è la misura standard americana. Noi qui in America facciamo tutto grande, tutto grande! Vabbè, pazienza prendo questo tubone… ah, avrei bisogno anche di uno spazzolino da denti. Il farmacista estrae uno spazzolone grande quasi come lo scopino del cesso. Ma questo è troppo grande! Come faccio a usarlo? Ma questa è la misura standard americana. Noi qui in America facciamo tutto grande, tutto grande! Vabbè pazienza, proverò ad usarlo. Desidera altro? – Chiede il farmacista – No, grazie… beh veramente… no, no, va bene così. Se ha bisogno di altro… – insiste il farmacista – No, davvero, guardi, non ho bisogno di altro. Pensavo a delle supposte, ma credo proprio che le comprerò in Italia.

Giudizio universale. Fila degli uomini succubi della moglie, una fila lunga che raggiunge la vicina galassia. Fila degli uomini non succubi della moglie, un uomo solo. San Pietro gli chiede: Ah, vedo che c’è solo lei qui. – Ah, non so, risponde l’uomo, mia moglie mi ha detto di mettermi qui….

Sugli Ebrei (battuta dell’ispettore Colombo) Un esibizionista, con classico impermeabile, in un vicolo semibuio di una città americana, scorge una signora. La quale è ebrea. Le si para dinnanzi e apre l’impermeabile. Grida. UAAAAH! La signora, scandalizzata ma calma, gli dice: “E quella, lei, la chiama una fodera?”

Genovese: Ciao, Baciccia! Oh, ciao Giuanin, quanto tempo! Saiàn dexe anni! Eh, sci! Ancun de ciù! E dime, cosse ti ga fetu? Me sun maiou. Ti voe di “spusou”, no “maiou”. No, no, me sun maiou. Ah… e u te frè? U s’ha maiou ancun lè. Ah… ma dime, chè un querche d’un a cà teu ch’u ghe piaxe a mussa? Sci, sci, a ma seu!

Fede e provvidenza. Una suorina, al volante della sua pandina, in una stradina. Ad un certo punto la macchina si ferma. Che sbadata! Ho dimenticato di fare benzina! Così scende, si incammina, affidandosi alla Divina Provvidenza. Arriva subito ad un incrocio con una statale e vede a poca distanza un distributore. Lo raggiunge, è aperto. Grazie Signore! Esclama. Espone il problema al benzinaio, il quale le dice: un attimo di pazienza, vado a cercare un recipiente. Va nella cantina della sua abitazione che sta di fronte e dopo aver ravanato un po’ ne esce, leggermente imbarazzato, recando un pitale, cioè vaso da notte. Lo pulisce alla meglio con uno straccio. Guardi, se non si formalizza, non ho trovato di meglio… Ma và benissimo, anzi la ringrazio, replica la suora. Così, col suo vasino da notte mezzo pieno di benzina, ritorna dalla sua pandina. Apre il tappo del serbatoio e inizia a versarvi la benzina. In quel mentre passa un camion. Il camionista vede la scena, strabuzza gli occhi, si ferma, tira giù il finestrino ed esclama: “Sorella, ma cosa fa!?!? Ah, l’avessi io, la sua fede!!!”

Un bravo dottore. Un tale si reca dal medico con la provetta di urina. Il dottore la guarda in controluce e rimprovera il paziente: “Le avevo detto di prelevare il campione stando a digiuno; invece lei ha fatto prima colazione”. Ma no – ribatte – sono a digiuno! “non mi prenda in giro, lei stamattina ha fatto colazione con caffelatte e brioche alla marmellata di fichi, lo vedo!”. Il nostro amico rimane basito, ha fatto colazione proprio così. “Si ripresenti domani, a digiuno, mi raccomando.” Il mattino dopo si dimentica di nuovo, fa colazione, ma pensa che il medico abbia tirato a indovinare, per cui si ripresenta dal dottore. Il quale guarda la seconda provetta ed esclama: “Ma lei mi vuol prendere in giro! Si vede che lei stamattina ha fatto colazione con caffelatte e una brioche alla crema. La smetta di prendermi in giro e torni di nuovo domani!” Ha ragione anche stavolta, ha fatto colazione proprio così. A questo punto il nostro amico la mette sul personale. Il mattino successivo non fa’ colazione, ma dice alla figlia sedicenne di mettere lei la pipì nella provetta, quindi scende in garage, prende l’astina dell’olio della macchina e la intinge nella provetta. Si ripresenta dal dottore, il quale osserva la provetta e rimane un po’ interdetto e dubbioso. Questo imbarazzo provoca un risolino mezzo soppresso da parte del paziente. Al che il dottore esclama: “Ma cosa avrà da ridere poi… io non riderei tanto, sa, con la figlia incinta e il motore da rifare!”

Tratto da ‘Il gatto e il Doc di A. Giordana. Il cervello umano ha un volume di circa 1300 centimetri cubi, ed è diviso in due metà. Quella destra gestisce le emozioni e gli istinti, mentre quella sinistra si occupa del pensiero razionale. E’ fantastico. Ci sono altri organi doppi, come gli occhi, i polmoni, i reni e i testicoli, ma questi fanno la stessa cosa. E l’uomo cosa fa? Come usa questi 1300 centimetri cubi? Usa tutta questa meraviglia per fare la stessa cosa che fa… il topo, con UN solo centimetro cubo, che spreco. Che cosa è questa stessa cosa? Cerca la topa.

Un medico adattivo. (Questa l’ho inventata io!) Una signora sulla cinquantina e molto sovrappeso è andata da questo medico asserendo: “Dottore mi aiuti; bevo acqua e la mi va tutta in grasso!” Era già la seconda volta che cercava di convicerlo di questa “stronzata galattica” (parole sue), così ci ha riflettuto un po’ e invece di dirle quel che si meritava, ha affrontato la signora nel seguente modo: “Vede, signora, l’altra volta che è venuta da me asserendo questi sintomi ero un po’ scettico, ma poi mi sono informato. Sa, aveva ragione! Esiste una sindrome rarissima che si chiama Osteo-gastro ematite metacarpale renale. E’ fortunata, perché quella epatica è molto peggiore. In parole semplici i grassi animali ingeriti vengono trattati dal fegato in modo anomalo, si espandono a contatto con l’acqua e convertono le molecole d’acqua in acidi grassi. Purtroppo non esistono  ancora farmaci per questa sindrome. – Faccia disperata della paziente –  tuttavia, fortunatamente, c’è un modo per curarla: eliminare dalla dieta il maiale, la carne rossa, il burro e i formaggi troppo grassi. Le carni bianche vanno bene, ma non ne mangi troppe. Frutta e verdura in quantità, anzi, a volontà. In questo modo starà certamente meglio, vedrà. Ma si ricordi che la sua è una malattia degenerativa; se non modifica presto la dieta come le ho detto, le verrà la Osteo-gastro ematite metacarpale epatica, e saranno guai seri. Inizieranno dolori dappertutto, non riuscirà più a camminare, calerà la vista e… insomma, un inferno.” Dopo due mesi è tornata da lui visibilmente dimagrita e festante. “Dottore, lei è un genio!”

Cinesi. Un tale progetta le vacanze, e trova un villaggio turistico ad un prezzo eccezionale, ma lontano, a Chan Chun Chep, in Cina. Ma non demorde, e prenota ugualmente, per sè e la famiglia. Ma l’aereo è troppo costoso, per cui decide di andarci in treno. Abita a Palmaro, a metà strada fra le delegazioni genovesi di Prà e Voltri. Così parte con la famiglia, prende l’autobus urbano della linea 1 e scende alla stazione di Prà. Alla biglietteria chiedono un biglietto per Chan Chun Chep, ma il bigliettaio, dopo un primo sbigottimento, e dopo aver capito che la destinazione è in Cina, dice: “Posso farle un biglietto fino a Vienna, poi dovrà arrangiarsi”. E va’ bene, cominciamo così. E viaggia fino a Vienna. Alla biglietteria di Vienna, chiede un biglietto per Chan Chun Chep, e il bigliettaio, dopo un primo sbigottimento, e dopo aver capito che la destinazione è in Cina, dice: “Posso farle un biglietto fino a Mosca, poi dovrà arrangiarsi”. E va’ bene, continuiamo così. E viaggia fino a Mosca. Alla biglietteria di Mosca, chiede un biglietto per Chan Chun Chep, e il bigliettaio, dopo un primo sbigottimento, e dopo aver capito che la destinazione è in Cina, dice: “Posso farle un biglietto per la Transiberiana fino a Novosibirsk, poi dovrà arrangiarsi”. E va’ bene, continuiamo così. E viaggia fino a Novosibirsk. Alla biglietteria di Novosibirsk, il bigliettaio, non più sbigottito, e dopo aver capito che Chan Chun Chep è in Cina, dice: “Posso farle un biglietto fino a Shanghai”. Arrivati a Shanghai, prendono un altro treno e infine con un servizio di risciò arrivano a Chan Chun Chep. Trovano l’agognato villaggio turistico e vi trascorrono due settimane di pieno divertimento e relax. Arriva il momento del ritorno. Alla stazione dei risciò di Chan Chun Chep c’è una garitta di legno dove ci sta stretto stretto un cinesino con in mano un libricino. “Adesso ci divertiamo” – pensa fra sè – “Per favore mi faccia un biglietto per Palmaro”. Il cinesino sfoglia il libricino e assume una faccia dubbiosa. Il nostro protagonista sorride. “… dunque … – dice il cinese – scende a Plà o a Voltli?”

Prete poliglotta.  Don Rocco, parroco nel suo paesino sperduto in una remota provincia, riceve una telefonata. Gli viene comunicato che sta per essere nominato cardinale. Riattacca. Che scherzo sciocco! Ma il giorno dopo arriva nella sua chiesa nientemeno che il nunzio apostolico per confermare. Diventerà cardinale, lo vuole il Papa! Va nel panico. Ma come, io misero prete di campagna… non sono all’altezza! Non preoccuparti, lo conforta il nunzio, tra un mese ci sarà la cerimonia; nel frattempo potrai studiare e conoscere i tuoi compiti, la tua missione. La cerimonia! Già quella lo spaventa. Oh, è semplice. Ti troverai con altri prelati in nomina davanti al papa. Si svolgerà un breve colloquio in latino, ti metterà in testa la porpora e la cerimonia finisce lì. Dialogo in latino? Ma io non so nemmeno una parola di latino! Non ti preoccupare, le frasi che si dicono sono quelle solite rituali, imparale a memoria. Allora, quando ti si avvicina devi dire “O papae” (pronuncia: “O pape”, vocativo) questo non è difficile, OK? Ora parlerà lui e ti dirà in latino che vuole nominarti cardinale. Quando finisce la sua frase devi dire “Non tenemus documenta”, è una professione di modestia, significa che non sei preparato per l’arduo compito. Al che lui, sempre in latino, insisterà. e questa volta risponderai “Dignus non sum sed accepto”, cioè che accetti la nomina pur non essendone degno. Lui ti mette la porpora in testa e la cerimonia è finita. Chiaro? Don Rocco si studia a memoria le tre frasi latine tutti i giorni fino al giorno della cerimonia. Lo bardano, lo accompagnano in San Pietro. Monta l’ansia. Si trova inginocchiato davanti a lui, il papa! Monta sempre più l’ansia. Arriva il suo momento, vede il papa avvicinarglisi, il cuore batte a mille. Il papa si ferma davanti a lui, lo guarda. Attimo di stasi. Il povero Don Rocco si sta dimenticando che deve iniziare lui a parlare. Si scuote, inizia con la prima frase, ma ha la testa in confusione, la sbaglia. “O, papa!” Il papa rimane interdetto, poi sorride e replica: “Foemina non sumus”. Tutto li, ha già finito? Sotto con la seconda frase. “Non tenemus documenta!” Il papa alza le sopracciglia, sposta le mani ad indicare il pube e dice: “Demonstrare possumus…” – “Dignus non sum sed accepto!”

Disputa teologica. Ci sono due conventi confinanti, uno francescano e uno domenicano. Come spesso accade nel mondo, anche lì si apre una contesa di confine; un tratto di terra è reclamato da entrambi i conventi. Le autorità ecclesiastiche non ammettono ricorsi alla giustizia civile e impongono di risolvere la cosa con una gara, una disputa teologica. Sconforto fra i francescani, perché essi sono semplici, umili lavoratori, mentre i domenicani sono gran studiosi, è una lotta impari. Alla fine, fra i Francescani, viene designato per la disputa il povero frate Tonio, ritenuto il più dotto perché scrive le lettere a casa per i confratelli analfabeti. Dal lato domenicano viene designato Adeodato, addirittura il priore, il più esperto di sacre scritture, responsabile dell’immensa libreria del convento. Il giorno della disputa, si ritrovano tutti nell’area contesa, da una parte i francescani, dall’altra i domenicani. al centro un ceppo e due sgabelli. Su questi siedono Tonio e Adeodato. Inizia Tonio che si limita ad un verso gutturale e a mettere davanti all’avversario la mano destra a pugno col dito indice alzato. Attimo di silenzio. Adeodato allora emette lo stesso suono e alza la mano destra a pugno con indice e medio alzati. Tocca a Tonio. Stesso suono, mano destra con indice, medio e anulare alzati. Al che Adeodato, dopo averci pensato un poco, si alza e si dichiara sconfitto! I due schieramenti rientrano. In sede domenicana regna lo sconforto e Adeodato spiega così. Quel frate è molto più furbo e preparato di quanto mi aspettassi. Esprimendosi solamente coi gesti mi ha tolto l’arma più efficace che avevo, cioè la parola. Un dito significa “Dio è uno”, cioè la nostra religione è monoteistica. Al che ho ribattuto con due dita, cioè c’è Dio e lo Spirito Santo. Lui con tre dita ha ribattuto che Dio è uno e trino, cioè la Santissima Trinità. al che non ho saputo come ribattere e ho perso. Purtroppo ero così sicuro di vincere che mi sono lasciato sorprendere, e senza poter parlare… Mi dispiace, fratelli. Dall’altra parte euforia e stupore, più per la vittoria in sé che per il pezzo di terra. Ma come hai fatto a battere un domenicano? Mah, non so, si schernisce Tonio. Non avevo la minima idea di come cominciare così gli ho detto: “Ti metto UN dito nell’occhio”, e lui: “E io ti metto un dito in tutti e due gli occhi”, e io, che proprio non sapevo come fare ho provato a buttare lì un “E io ti metto tre dita negli occhi”. Poi boh, ha abbandonato…

Longevità. Un uomo dal medico. Alla fine della visita il dottore sentenzia: Beh, direi che lei è in piena forma, direi che per i sessant’anni che ha, immagino… Sessant’anni? – lo interrompe il paziente – guardi che io ho ottantaquattro anni! Caspita, complimenti, non si direbbe proprio. Sa, siamo longevi di famiglia; pensi – continua il paziente – che è ancora al mondo mio padre, di centoundici anni! Centoundici? Eccezionale! E pensi – continua l’uomo – che è ancora al mondo mio nonno! Ha centotrentasette anni. Ma non mi dica! Dice il medico, alquanto interdetto. Non ci crede? – incalza l’uomo – Venga domani alla chiesa del paese, vedrà mio nonno di 137 anni che si sposa! Ma andiamo, cosa mi racconta? E’ assurdo che un uomo di quell’età si voglia sposare… Ma cosa ha capito, dottore? Non ho detto che mio  nonno si vuole sposare,… si DEVE sposare!

Per bambini. Roma. Autobus urbano, 1960. A quel tempo si saliva dietro e c’era il bigliettaio. Sale un uomo vestito da Cow Boy, con tanto di pistola. Il Bigliettaio lo guarda stupito, ma gli dice ugualmente: “Biglietto?”. Ribatte l’uomo con voce rauca e fare aggressivo: “Aho! A Ringo nun paga er biglietto!”. Il bigliettaio, spaventato, lo lascia passare. Ma guarda un po’ che gente. Il giorno appresso, stessa scena, sale ancora il Cow Boy. “Biglietto?”. Ancora voce rauca e fare aggressivo: “Aho! A Ringo nun paga er biglietto!”. Il bigliettaio, spaventato, lo lascia passare ancora. Visto il ripetersi della cosa, stavolta il bigliettaio si fa affiancare da un vigilante, armato e corpulento. Alla solita fermata sale ancora solito il Cow Boy. “Biglietto?”.  “Aho! A Ringo nun paga er biglietto!” “E perchè Ringo non paga il biglietto?” Chiede il vigilante. Il Cow Boy, anzichè la pistola, estrae un’altra cosa dalla tasca e lo presenta ai due: “Perchè Ringo… c’ha l’abbonamento!”

Per adolescenti. Un Francese, un Italiano e un Tedesco si trovano in coda in farmacia. Il Francese chiede sei preservativi. Sei? Si, Lunedì, Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato, e la domenica riposo. L’italiano ne chiede otto. Otto? Si, Lunedì, Martedì, Mercoledì, Giovedì, Venerdì, Sabato, e la domenica due volte. Il Tedesco ne chiede dodici. Dodici? Ja, Gennaio, Febbraio, Marzo…

Inglese. Un bellissimo uccello colorato vola per l’aere luminoso lasciandosi dietro una brillantissima polvere dorata. Si posa con leggiadria su un paracarro, e magicamente il paracarro diventa tutto d’oro. Si guarda altezzosamente intorno, quindi spicca nuovamente il suo volo elegante e armonioso, sempre lasciandosi dietro una scia di polvere di stelle tutta dorata, per posarsi sopra ad una pietra posta in mezzo ad un verdissimo prato fiorito. Anche la pietra diventa tutta d’oro. Mentre il sole calante accende riflessi dorati sulla bucolica campagna, l’uccello si libra nuovamente in volo, e con la sua elegante e leggiadra planata si ferma infine su una staccionata, che diventa anch’essa di oro zecchino. Ma è a questo punto che arriva un beccaccione e … frrruump, lo sodomizza.

Inventata da un amico mio (un po’ svitato). Due frigoriferi si scontrano in autostrada. Dai rottami di uno dei due frigoriferi esce una cipolla, che esclama: “Che culo, non mi sono fatta niente!”

L’aereo sta precipitando. Il pilota, Italiano, informa che ci sono quattro paracadute ma che gli occupanti dell’aereo sono cinque, contando appunto il pilota. Il Tedesco si fa’ avanti. Io non posso morire, ho famiglia numerosa e posseggo una grande impresa con 50 dipendenti. Il pilota gli da’ un paracadute e il Tedesco si butta. Il Francese si fa’ avanti. Io non posso morire, ho famiglia numerosa e dirigo un grande teatro con tutta una stagione in programma. Il pilota gli da’ un paracadute e il Francese si butta. Lo Svizzero si fa’ avanti. Io non posso morire, io dirigo una grande banca con relazioni internazionali che coinvolgono i governi di numerosi stati. Il pilota dà anche a lui l’agognato zaino. A quel punto rimangono il pilota e l’ultimo passeggero, Italiano. E bravo, dice il passeggero, hai dato via tre paracadute e ora rimaniamo io e te con un solo paracadute. E che facciamo? Il pilota prende il paracadute e lo porge al suo ultimo passeggero, che lo guarda stupito. Tranquillo – gli dice – buttati senza preoccuparti, allo svizzero ho dato la sacca degli attrezzi.

L’aereo sta precipitando. Ancora?!?!? Si, ci sono gli stessi passeggeri, ma stavolta c’è un solo paracadute, e nella barzelletta precedente lo Svizzero si è incredibilmente salvato. Il pilota intima al Tedesco di buttarsi senza paracadute. “E perché mai dovrei?” Perchè E’ UN ORDINE! E il Tedesco si butta. Poi viene intimato al Francese di buttarsi senza paracadute. “E perché mai dovrei?” POUR LA PATRIE! E il Francese si butta. Stessa intimazione allo Svizzero. “E perché mai dovrei?” Perchè è logico! E anche lo Svizzero si butta. L’Italiano guarda il pilota e gli dice: “E ora dovrei buttarmi io? Stai fresco, son  mica fesso come quelli lì”. “Ah, no, – ribatte il pilota –  non ci penso proprio a dirti di buttarti”. “Ah si? E perché” “perché buttarsi senza paracadute E’ VIETATO!” E si butta anche il passeggero Italiano.

Un atteso ritorno. (Sentita ala radio) Gesù decide di tornare sulla terra, e di aprire uno studio medico. Il primo paziente che entra è un paraplegico su sedia a rotelle. Dottore, guardi ho un fastidioso dolorino qui, sul collo. Da quanto tempo lei sta su quella sedia? Da più di venti anni, ma vede questo dolorino… Taccia. Si alzi e cammini. Ma che dice? Ho detto si alzi e cammini. L’uomo ci prova, sente tornare le forze, e si alza e… cammina! Il giorno dopo gli amici chiedono all’uomo: Com’è questo nuovo dottore? Ah, risponde, come tutti gli altri, non mi ha nemmeno visitato!