Disquisizioni sul 25 aprile

Ogni anno, intorno al 25 Aprile, si aprono delle discussioni, più o meno le solite. In nome della libertà di pensiero e di espressione (che prima di “quel giorno” non c’era, scusate se lo voglio ricordare) vorrei esprimere le mie considerazioni in merito ad alcune affermazioni che vedo proporre spesso, devo dire con una certa superficialità. In neretto i concetti proposti, seguiti dal mio pensiero in merito.

I nazisti avevano il diritto di rappresaglia. L’Art.42 della convenzione dell’Aja (1907) prevede il diritto dell’esercito occupante di prelevare e fucilare ostaggi civili in rappresaglia ad azioni ostili da parte della popolazione civile, in rapporto di 1/10. Secondo alcuni, questo articolo basta, da solo, a togliere qualsiasi parvenza di legittimità alla Resistenza. Già, da solo. Considerano solo quello, è l’unico vantaggioso che hanno scovato. Ridicoli. Legulei da strapazzo. Qualcuno fra questi inflessibili esegeti del diritto bellico si è peritato di leggere gli altri articoli? Non contano niente? Esiste solo il n. 42? Hai visto mai che magari, forse, chissà, c’è un articoletto da qualche parte che imporrebbe agli eserciti occupanti quella sciocchezza che è il rispetto della popolazione civile? Ricordiamocelo, è una convenzione del 1907. In che modo venivano combattute le guerre, all’inizio di quel secolo e ancora durante la prima guerra mondiale? I diritti della popolazione civile erano rispettati? SI! Almeno fino al 1936, quando ci fu la strage di Guernica. Per la prima volta nella storia era stato bombardato, e dai nazisti, un obiettivo civile, cioè la popolazione inerme. Per la cronaca, nella stessa guerra gli italiani bombardarono Barcellona, ma pochi lo sanno, perché Picasso celebrò soltanto Guernica. Nel 1937, ad Addis Abeba, come rappresaglia per un attentato che causò sette morti, l’esercito imperiale di Mussolini trucidò almeno duemila civili; alcuni storici sostengono molti di più, si preferì non contarli. Era quindi caduto un tabù; era cambiato per sempre il modo di combattere le guerre. La ferocia fascista e il fanatismo nazista, con la convenzione dell’Aja, ci si pulivano il culo. Che senso poteva avere ancora la convenzione dell’Aja quando l’esercito nazista aveva preso a rastrellare e deportare i civili, senza ancora la scusa delle ‘azioni ostili da parte della popolazione civile’? La convenzione dell’Aja permetteva il lavoro coatto in Germania per i civili deportati? La convenzione dell’Aja permetteva ai nazisti di deportare e massacrare sei milioni di ebrei? Ma di cosa stiamo parlando? L’esercito nazista, comandato da fanatici e affiancato da repubblichini altrettanto fanatici, si comportava come un’orda barbarica fregandosene altamente della convenzione, mentre la popolazione civile avrebbe dovuto invece attenersi scrupolosamente ad essa. E’ questa l’idea corretta di diritto bellico? L’esercizio di logica che si vorrebbe imporre?

I Partigiani erano degli irresponsabili, perché provocarono le ritorsioni dei nazisti. Sull’irresponsabilità dei partigiani, è vero, probabilmente lo sapevano che i tedeschi avrebbero attuato le loro rappresaglie. Ma certamente non conoscevano la convenzione dell’Aja; l’informazione di massa non era efficiente come ora. Ma lo sapevano e basta. Ci sono state delle teste calde che hanno operato in modo irresponsabile. Anche i comunisti hanno avuto i loro Farinacci. Ma queste azioni irresponsabili, nate dall’odio e dal desiderio di vendetta contro le nefandezze nazifasciste, sono state una piccola minoranza; cerchiamo di vedere il fenomeno della lotta partigiana nella sua globalità. Evitiamo la pelosa ricerca di pretesti per delegittimare la Resistenza. I partigiani erano decine di migliaia già nel 1944 e un centinaio di migliaia nel 1945. Avranno pur fatto qualche migliaio di azioni senza uccidere nessuno? Certamente. I partigiani, come attività, sabotavano e facevano prigionieri. Piccole azioni dove sorprendevano la pattuglia di due-tre soldati, o dove recuperavano soldati sbandati o disertori. Li facevano prigionieri, e i tedeschi, non vedendo i cadaveri, non potevano attuare ritorsioni. Quest’ultima affermazione viene, oltre che dai documenti dell’epoca, anche dalla voce di mio padre, che comandava la formazione dei partigiani “bianchi” del suo paese: consegnarono agli alleati dodici soldati tedeschi, vivi, fra i quali solo due disertori.  Questo è agire con responsabilità, e dare un contributo alla lotta, anche se oggettivamente marginale.

In definitiva, la lotta partigiana ha avuto il ruolo che ha avuto; è sbagliato e scioccamente retorico esaltarla troppo, ma è ingiusto sminuirne il significato. Cercare di delegittimarla è esecrabile.

Dopo l’8 settembre tanti italiani hanno preso le armi, chi coi partigiani, chi coi repubblichini. In entrambi i casi hanno combattuto perché credevano in un ideale. Premetto che la maggioranza degli Italiani ha preferito nascondersi in una cantina o soffitta e millantare attività partigiana a guerra finita. Gli ideali dei partigiani li stiamo vivendo tuttora (covid a parte, logicamente). Libertà di pensiero, di parola, di movimento. Di iniziativa. Libertà di dare spazio alle proprie aspirazioni, secondo le proprie capacità e inclinazioni. Insomma: Democrazia. Teniamo presente che c’erano le formazioni partigiane bianche, rosse e altre minori; le quali poi hanno scritto, insieme, l’attuale Costituzione. Qualcuno, di grazia, potrebbe descriverci come vivremmo ora se avessero vinto i repubblichini coi loro amici nazisti? Qual era il loro “ideale” di società civile per il quale si sono battuti con tanta fanatica determinazione? Avevano almeno un’idea che andasse oltre agli slogan vuoti, ai simboli teschiuti, alle canzonette guerresche e a concetti nebulosi come “Patria” e “Ordine”? Qualcuno fra coloro che difendono o giustificano i fascisti prima e i repubblichini poi, si è mai preso la briga di descriverci la propria filosofia politica? Quale visione hanno dell’essere umano e della società? Sarebbe utile che finalmente lo facessero, sono qui tutt’orecchi. Intanto, ai dubbiosi come me non resta, in attesa di tale illuminazione, che usare l’unico riferimento concreto di cui si dispone, vale a dire la società e l’ordinamento che i fascisti hanno creato e portato avanti fino alla fine. Questi ‘valori ideali’ sono stati descritti in modo ‘virile’ da Benito Mussolini, il quale scrisse che l’uomo realizza sè stesso soltanto combattendo in guerra. La donna si attacchi pure al tram: nella società fascista deve soddisfare sessualmente il maschio, dargli tanti figli, cucinargli manicaretti e governare la casa. E’ certamente questo l’appeal maggiore del ventennio; quante donne fasciste ci sono? E’ realistica la descrizione che ne ha fatto invece G. Miccoli, secondo il quale il fascismo era caratterizzato da  <<il bisogno di ordine, di disciplina, di autorità, di gerarchia, il sostanziale disprezzo e pessimismo sull’uomo come essere sociale, sempre da guidare, da correggere, da costringere e da limitare, la sfiducia quindi per ogni forma di discussione e di ricerca, e l’avversione per ogni atteggiamento che non fosse di obbedienza e di sottomissione.>>

Il fascismo ha intrapreso e portato a termine molte opere pubbliche. Già, il famoso Agro Pontino. E ci mancava ancora che non avesse fatto niente! Comunque, a guardare i numeri, non è che abbia fatto più opere pubbliche dei governi liberali che lo hanno preceduto, anche se deboli e corrotti. La rete viaria e quella ferroviaria, tanto per fare un esempio, sono cresciute sia prima che durante il ventennio. Ma non è su questo che vale la pena di discutere. Il punto sta nel fatto che prima durante e (moltissimo) dopo il fascismo, le opere pubbliche si sono fatte ugualmente. E quindi vi giro la seguente domanda: erano necessari venti anni di dittatura per fare cose che qualsiasi Democrazia può fare ugualmente? Se poi guardiamo a quello che è stato lo sviluppo economico e infrastrutturale dell’ultimo dopoguerra, non c’è confronto, anche senza il piano Marshall. Il regime ha avuto da una parte il merito di dare comunque una spinta economica al Paese, ma dall’altra ha la grave colpa di aver investito moltissimo sull’industria bellica, togliendo risorse alle opere civili, a cominciare dal 1934. E tutti sappiamo qual è stato il “ritorno” di tale investimento. Se il fascismo ci ha lasciato l’Agro Pontino bonificato, ci ha lasciato anche un paese prostrato, un’Italia devastata da quella guerra che ha fortemente voluto. Nel 1945 è stato tragico il bilancio di ponti, strade, ferrovie, fabbriche, ospedali e abitazioni distrutte; si è tornati indietro rispetto al 1922. 

I treni viaggiavano in orario. Un applauso. Gli alleati hanno combattuto con grande dispendio di uomini e mezzi per farci arrivare i treni in ritardo. Che cattivi. Quando c’era lui, caro lei… Oops, scusate, ho sbagliato pagina, dovevo mettere questo capoverso nella pagina delle barzellette.

La storia la scrivono i vincitori. E’ vero, ma è una verità parziale. Nel nostro caso, dopo quel 25 aprile, è arrivata la Democrazia. Il che significa che tutti hanno riavuto il diritto di scrivere su qualunque argomento, quindi anche testi di storia. E tanti lo hanno fatto, non solo i “comunisti”. Adesso chiunque può scrivere libri su qualunque argomento. Lo storico ha solo un dovere, ma è un dovere morale: documentarsi e non scrivere falsità. Invito quindi chi si lamenta di una storiografia di parte, a cercare e leggere libri alternativi. Ce ne sono di ogni orientamento e che sviscerano qualsiasi argomento ‘scomodo’, foibe comprese. Non esiste la censura, è stata abolita dopo “quel” 25 aprile.

Di cosa non parlano certi simpatizzanti? Del milione circa di Italiani che hanno lasciato la vita in quei venti anni fra squadrismo, repressioni, guerre, bombardamenti, deportazioni, stenti e altre nefandezze varie.

Piuttosto chiedo a questi critici che argomentano con tanta pelosa superficialità: perché non avete il coraggio di uscire allo scoperto? Avanti, ditelo: “siamo fascisti. Il nostro sogno è uno stato autoritario, che reprima le libertà individuali e che affossi la Democrazia; vogliamo governare con la forza su un popolo sottomesso, ubbidiente e che si lasci condurre al macello come un gregge ottuso e ignorante, meglio se osannante”.