Scritti Vari

Nel tempo, mi sono divertito a scrivere tante cose. Si, è vero, sono un po’ grafomane.

E’ che quando mi si formano dei pensieri su questo o quell’argomento, mi sembra di perdere qualcosa se non li metto per iscritto. In effetti, andando a raccogliere qua e là i miei appunti, le mie osservazioni, viene fuori qualcosa che rileggo con piacere. Autocompiacimento? Probabilmente si. Non al punto di arrivare al narcisismo!

Seguono questi vari componimenti, con relativa contestualizzazione. La maggior parte sono lettere scritte al quotidiano ‘Il Secolo XIX’ di Genova.

23 settembre 2004. Luttwak, opinionista americano, ci offre la sua visione della politica

Caro Luttwak, a proposito delle sue dichiarazioni sull’Islam, pubblicate sul ‘Secolo’ del 2/9, lei mi fa’ rallegrare di essere ateo. A parte questo, lei non fa’ distinzioni fra la maggioranza degli islamici e la forte minoranza degli estremisti violenti, e questo, mi rendo conto, è già chiedere troppo. Ma ciò che mi ha colpito è che lei accusa gli islamici di voler asservire gli altri in nome di Dio. E’ anche vero, per gli oltranzisti, solo che detto da un americano suona assai stonato. Ma come, proprio voi americani che vi sentite il popolo ‘numero uno’ per eccellenza? Proprio voi che adorate il Dio Denaro oltre l’idolatria? Proprio voi, che per questo Dio vorace avete scatenato guerre su guerre, avete fomentato e sostenuto dittature sanguinarie, avete provocato guerre civili, avete creato il FMI coi relativi disastri economici, avete chiuso le frontiere commerciali al terzo mondo… Ha mai sentito la storia della pagliuzza e della trave?

17 maggio 2005

Gandhi disse: “Dobbiamo diventare il cambiamento che vogliamo vedere”. Ho 49 anni e del liceo ricordo le infuocate assemblee dove chi non era a sinistra della sinistra più a sinistra era irrimediabilmente bollato come fascista. Non è qualunquismo: c’ero! Cari ragazzi, non si è fatta nessuna rivoluzione, (e meno male) però tutto quel casino che si è fatto è servito… già, a cosa è servito? Proprio adesso che servirebbe farne, e non poco, abbiamo perso la lingua? Ora che “l’arroganza del padronato e dei suoi lacchè” sta vincendo, dimostrando che su questo si aveva ragione, ci chiudiamo nella sfera personale? Se i nostri figli pensano al telefonino nuovo e guardano il Grande Fratello invece di leggere libri, evidentemente il nostro impegno politico era solo un gioco. Solo che, sciagurati che non siamo altro, abbiamo giocato col loro futuro.

31 maggio 2005. Imminenza del referendum abrogativo della legge sulla fecondazione assistita.

Hanno vinto gli iracheni.. Tutti i tromboni della politica, annunciarono trionfalmente che la maggior parte degli ex sudditi del dittatore erano andati a votare. Vuoi vedere che noi, esportando democrazia a tonnellate, siamo rimasti senza? Sono piu’ o meno gli stessi tromboni che ora non vogliono che si vada a votare. Vogliono vincere loro, stavolta. Care donne, questa legge che si vorrebbe abrogare è stata pensata da uomini che non vi hanno in grande considerazione e l’hanno promulgata sulla vostra pelle: se non andate a dire che siete o non siete d’accordo, tante battaglie vinte contro la misoginia diventeranno inutili. Sarà la vostra resa, e vi sarete meritate questo trattamento. E i prossimi. Volete astenervi? Andate alle urne e lasciate le schede bianche.

5 giugno 2005. Rispondo alla lettera di un altro lettore, che rivendica il diritto di non votare all’imminente referendum.

Vorrei rispondere al Sig. Doneda, lettera pubblicata il 5/6, il quale si chiede perché sia illecito non andare a votare per i referendum. Non è illecito, semmai è illecito che lo chiedano le forze politiche, anche extra-nazionali. Viviamo in un periodo storico e in una zona geografica che rappresentano un puntino luminoso, quasi unico, nelle tenebrose vicende umane: la democrazia. Non ci è piovuta dal cielo, la democrazia: è stata conquistata con la sofferenza. Non si mantiene da sola, la democrazia: ci vuole la partecipazione di tutti. Già, partecipazione: il nemico numero uno di ogni democrazia ha un nome: corruzione. La corruzione ci toglie risorse, ci toglie sogni, ci toglie la libertà. Come si chiama il maggior alleato della corruzione? Menefreghismo. Signor Doneda, La prego, non si limiti a ‘vincere’ il referendum: non si mescoli coi menefreghisti. La Democrazia, cioè la Libertà, quella vera, è partecipazione. Non sono in ballo soltanto quattro articoli di una legge: è in gioco una fetta della nostra Democrazia. Se vincesse il ‘Si’ sarei contento al 100%, ma se vincesse il ‘No’ (cioè quorum raggiunto) lo sarei al 99%.

13 settembre 2005. L’on Fini (alleanza nazionale, erede di Almirante e del MSI) sostiene che la guerra in Iraq è ‘giusta’.

Vorrei rispondere all’On. Fini e a tutti coloro che sono a favore della guerra, e che hanno criticato i partecipanti alla marcia per la Pace ad Assisi. Da quanto esiste una storia documentata degli esseri umani, le guerre hanno sempre avuto una caratteristica costante, immutabile: colui che decide la guerra e la giustifica ideologicamente non è lo stesso individuo che viene poi mandato a morire, o che va’ ad ingrossare la schiera delle vittime civili. Chi comanda dice che la guerra è necessaria, ma la sua pelle non è mai a rischio; piuttosto organizza funerali solenni per gli eroi che ritornano in una bara. Per me è un buon motivo, ancorché non il solo, per schierarsi contro qualunque guerra. Ritenete di no? Allora risparmiateci amenità tipo “perbenisti di sinistra”, e siate coerenti: se siete così certi che questa guerra sia giusta, arruolatevi, addestratevi e andate in Iraq ad esibire il vostro eroismo e il vostro amor di patria. Noi siamo democratici, non vogliamo imporvi le nostre idee: andate pure; chi ve lo vieta?

3 febbraio 2006. In una azione terroristica vengono presi ostaggi italiani. Uno di essi viene ucciso, Fabrizio Quattrocchi.

Sulla morte di Fabrizio Quattrocchi si è già detto e scritto tanto, ma vorrei dire anch’io qualcosa. Qualcuno usa la parola ‘eroe’, ma ci si dimentica che il vero eroe è colui che può scegliere tra il gesto eroico e quello umano. Salvo D’Acquisto, per esempio, fu un eroe perché scelse di sacrificare la propria vita per uno scopo veramente nobile. Purtroppo non possiamo dire lo stesso per Quattrocchi: mostrò grande coraggio e dignità nel momento supremo della sua vita, certo, ma non fu una scelta sua e non c’era niente in gioco. Se c’è qualcosa di insopportabile, invece, è la strumentalizzazione che ne fa’ la destra. Questa destra che riscopre antichi pruriti e che riduce la Storia ad una sequenza di nomi, date e gesti eroici. E’ solo vuota retorica. Alla sorella di Fabrizio consiglierei di lasciarli perdere. Una via intitolata? Ma lo sa che ci sono strade dedicate persino a Nino Bixio?

11 Aprile 2006. Sembra che io stia descrivendo l’attuale situazione politica.

Modo di fare politica. Tanti motti, slogan, frasi fatte. Tanti luoghi comuni e pregiudizi. Contenuti: zero. Anticomunismo viscerale. Persone di tutte le età che manifestano col braccio teso nel saluto romano. L’unica cosa chiara è che c’è un nemico da combattere, e chi non è con noi è contro di noi. Censura. Razzismo, ovviamente: se noi siamo i migliori, gli altri non hanno cittadinanza. Per cercare consenso si fa’ leva sugli istinti, anche i più bassi, e non sulla razionalità e sul buon senso. Tutto in nome di Dio, logicamente, da buoni cattolici, ma di spirito cristiano nemmeno l’ombra. Per finire, malaffare e corruzione nelle alte sfere politiche. Ah, scusate, ovviamente sto parlando del ventennio fascista…

Aprile 2006. La coalizione capeggiata da Romano Prodi vince le elezioni

E ora? Nonostante il disgusto per la politica attuale, ho votato ugualmente. Perché è la sola cosa che è possibile fare. E ho fatto bene, perché chi ha governato male, nonostante il megafono mediatico, il budget faraonico e l’appoggio curiale, ha perso. Per un pelo ma ha perso. Cinque anni fa aveva vinto. Capito la lezione? Cari unionisti, ora che ci siete voi al timone, cercate di ricordarvelo sempre: governare bene si può e assicura la rielezione. Ridate vitalità alla democrazia, restituite indipendenza alla magistratura, investite sulla scuola e soprattutto riequilibrate il rapporto fra datori di lavoro e dipendenti, se ne gioverà tutta l’economia. (concetto espresso non da Carlo Marx, ma da un certo L.C. Montezemolo) E, ciliegina sulla torta, abolite la censura, che sa tanto di fascismo: gente come Beppe Grillo, Enzo Biagi e altri avrebbero tanto pubblico. Non sono di parte, ma se la prendono con chi malgoverna. Già, non è per caso che li temiate anche voi?

25 giugno 2006.

Vorrei plaudere al Presidente Regionale Famiglia e Civiltà per il suo prezioso intervento del 24/6 in favore dei malati e contro gli espianti facili, dove ci informa che la Pontificia Accademia per la Vita “ha dichiarato inaffidabile la morte cerebrale”. E’ giusto che questo nobile consesso, unico depositario della Verità e unico difensore della vita, metta in riga questa banda di scienziati carrieristi ed eretici, sempre pronti ad immolare i valori della Verità per andare contro all’Ordine Naturale e Divino. E’ giunto il momento di ritornare alle origini, al Pensiero Unico: cosa ce ne facciamo della scienza e della democrazia se già abbiamo Dio, cioè la Verità? Tre italiani su quattro la pensano già così. Tornino le famiglie numerose: una volta una coppia di sposi generava da quattro a otto figli, il che rendeva meno triste qualche morte per tenia o appendicite. La “Santa Ignoranza”, un tempo preservata dall’Indice, ci permetteva una vita serena. Perché, allora, leggere libri, portatori di subdoli dubbi? Perché non seminiamo per il mondo la buona novella portando a un miliardo di watt le antenne di Radio Vaticana? Perché non rinnovare il messaggio di amore universale proibendo per legge ateismo e omosessualità?

La lettera che segue è del 29 agosto 2006. Non solo fu pubblciata, ma ricevette l’onore di un commeto da parte del giornalista che curava la rubrica delle lettere. Mi accusò di fare una inutile “autoflagellazione”.

La storia insegna a capire gli errori del passato, dicono gli ottimisti. I cinici come me si accontentano di imparare da essa a capire il presente. L’Occidente, coi suoi disvalori, ha ‘interagito’ così verso il terzo mondo: 1) ha deportato e schiavizzato milioni di individui liberi 2) ha colonizzato le terre, modificando le colture da alimentari com’erano a cotone e foraggio, condannando alla fame interi continenti (situazione tuttora persistente) 3) continua a fomentare e finanziare guerre locali e odii tribali per poi commerciare in materie prime coi vincitori (chiunque possieda un PC, un telefonino, un TV, un’auto non si senta innocente). Questa breve esposizione di fatti, storici e attuali, è per dire che la miseria e la fame che spingono gli extracomunitari a venire da noi non è un castigo divino, e che i ‘cattivi’ non sono certamente loro. Vengono da noi a delinquere? Come possiamo lamentarci di questo, quando siamo noi stessi, privi della cultura del rispetto delle regole, a dare il cattivo esempio? Noi che ci sentiamo liberi solo se infrangiamo le leggi?

17 gennaio 2007. Il governo propone i ‘pacs’, una formula alternativa al matrimonio. Levata di scudi delle gerarchie ecclesiastiche.

Due persone decidono di vivere insieme e di avere dei figli. Incontreranno difficoltà, anche serie, ma se ci credono, se lo vogliono veramente, sapranno superarle, facendo sacrifici e compromessi. Solo così potranno dare ai figli ciò che serve loro veramente: un ambiente ideale per crescere e diventare buoni cittadini. A chi, come me, condivide questa definizione di “famiglia” vorrei chiedere: è determinante una cerimonia ufficiale per conseguire questo scopo? Possono gli individui diventare adulti e maturi per legge? E per finire: che senso ha il desiderio di imporre o impedire leggi in questa materia, al grido ‘giù le mani dalla famiglia’, da parte di coloro che hanno scelto come modo di vivere il celibato e la castità, ovvero l’esatto opposto della famiglia?

Novembre 2008. Varata una legge sulla scuola.

E’ stata data l’ennesima spallata alla Democrazia. Studenti e docenti in piazza, ma con pochi risultati: il tessuto sociale si va’ erodendo sempre più. Perché? Perché agli italiani non importa nulla: il problema ‘vero’ è individuato nella necessità di sbarcare il lunario in un presente sempre più fosco e torbido. Ognuno per sé e Dio per tutti. Basta agitare la carota del superenalotto o dell’immagine vincente dell’uomo di successo perché gli italiani accettino di tirare un carretto sempre più pesante. Come si può fare per spiegare a questa Nazione che il declino democratico e il declino economico, più che due facce della stessa medaglia, sono proprio la stessa cosa? Che battersi per la Democrazia equivale a combattere per un maggiore benessere sociale? Che fregarsene se ci sono ruberie, corruzione e malaffare significa darsi la zappa sui piedi? Elezioni uguale Democrazia? No, non è così semplice. Cerchiamo di rendercene conto: i nostri figli e nipoti, sempre più ignoranti, saranno sempre più carne da macello, anche se voteranno ancora.

28 aprile 2013. Sul portale di libero.it appaiono varie pubblicità, molte delle quali sono rivolte a persone che desiderano fare soldi. In qualunque maniera. Quella che segue mi è sembrata particolarmente volgare e diretta a persone ignoranti. Vedere per credere:

porcheria

E’ chiaro che si rivolge ad un pubblico di un certo tipo. Significativo fra l’altro il fatto che l’insegnante, oggetto di tanto ignorante disprezzo, sia per giunta una donna. Un’altra premessa necessaria riguarda la pubblicità in sé: non sarà certo con questo sistema che ci si può arricchire; semmai saranno i latori della stessa a spennare i loro polli con questa esca così apparentemente succulenta. E poi vi è contenuto un errore meramente aritmetico: col quadruplo di uno stipendio da insegnante è impossibile permettersi una barca. Magari fosse possibile! Ma immaginiamo che un determinato individuo riesca nella vita a trovare il modo di guadagnare quattro volte tanto lo stipendio di un professore di liceo, e di conseguenza si senta in diritto di rivolgere alla propria ex insegnante un messaggio così esplicito e …. ‘simpatico’. Sarebbe meglio lasciare il piacere di rispondere alla diretta interessata, tuttavia vorrei divertirmi anche io in detto esercizio, pur non essendo un insegnante, pur consapevole di non esserne all’altezza.

Caro ex-studente,
scusa se ti chiamo con un appellativo come questo;  è evidentemente errato, ma lo uso giusto per poterci capire: come si fa’ ad essere ‘ex’ di un qualcosa che non si è mai stati?
Provo una certa delusione leggendo il tuo messaggio, perché risulta evidente come la scuola che io rappresento abbia con te fallito nel più misero dei modi. E arrivo a dubitare delle mie capacità; possibile che io non sia riuscita, nemmeno in minima parte, ad insegnarti qualcosa? Eppure con gli altri tuoi compagni di classe qualcosa è successo: pensa che alcuni di loro non solo sanno allacciarsi le scarpe, come te, ma sanno fare qualcosa in più. I più bravi, quelli che chiamavi con disprezzo ‘secchioni’, hanno imparato che la vita è immensamente complicata e che ci sono infiniti modi per viverla. A cominciare dalla grammatica. Dalla grammatica? Si. Dalla grammatica. Hanno imparato la differenza fra i due verbi ausiliari. Ammesso che tu ne conosca l’esistenza, c’è una differenza. Cosa sono i verbi ausiliari? Ah, scusa, ho usato una parola troppo difficile. I verbi ausiliari sono “avere” ed “essere”. Anche quella scarpa del tuo compagno di banco, che riusciva nell’immane compito di prendere voti peggiori dei tuoi, ha capito che la scuola non serve per imparare ad “avere”, ma per imparare ad “essere”. Probabilmente credi di suscitare invidia per quello che “hai”, ma ti assicuro che è impossibile per te essere invidiato per quello che “sei”.
Ti auguro, anche se è molto difficile per te, una vita piena e consapevole, ricca di (altre) soddisfazioni.

Non tutte le lettere da me scritte sono state pubblicate, ma da quando il quotidiano è passato di proprietà nell’area Agnelli, non ne è stata pubblicata più nemmeno una.

17 aprile 2013. Il movimento cinque stelle si è affacciato sulla scena politica, riscuotendo molti consensi, compreso il mio

Nel dibattito politico attuale sento personaggi politici accusare i grillini di incompetenza, vantando l’esperienza necessaria per ricoprire le cariche pubbliche. Come dar loro torto? Poi però ci ho riflettuto un attimo. Se si rimuovessero tutti i rappresentanti della vecchia politica per rimpiazzarli coi quelli del cinque stelle, cosa succederebbe allora? Anche se questi nuovi personaggi stessero lì esclusivamente a scaldare la sedia, noi Italiani risparmieremmo 60 miliardi di euro l’anno, circa otto volte il gettito dell’IMU. Chi lo dice? La Corte dei Conti, tale è la cifra che la casta ci ruba. Beh, però, non sarebbe poi così male, per degli incompetenti….

30 giugno 2013. Scoperto l’ennesimo scandalo sessuale di Berlusconi. Le ‘olgettine’ vengono chiamate così, ma in realtà sono solo prostitute d’alto bordo. Dopo la vicenda di Ruby, ora questa. Non sono tanto le prostitute di nome, ma anche quelle di fatto, perchè alcune di esse finiscono a ricoprire cariche di governo. (Ricordate l’igienista dentale o il tunnel dalla Svizzera al Gran Sasso?) Ci furono manifestazioni in tante città, e io stesso vi partecipai, e con un cartello che recitava: SOVVERTIAMO L’ORDINE PROSTITUITO. Giuliano Ferrara, strenuo difensore del cav., manifesta a sua volta, con lo slogan “Siamo tutti puttane”. Per soprammercato si passa anche il rossetto sulle labbra.

Caro Giuliano Ferrara, ho visto la Sua ultima performance pubblica, dove accomuna “tutti” in un unico modo di … essere. Nella foga della Sua battaglia non si è accorto di aver offeso, e pesantemente, milioni e milioni di italiani, quelli che Lei proprio non riesce a vedere, tanto è impegnato. Per favore, in futuro si ricordi che, per quanto incredibile sia, esistono italiani che difendono la propria dignità. E poi, mettendosi in evidenza come ha fatto, passandosi persino il rossetto sulle labbra, ha compiuto un’azione perfettamente inutile: era già evidente a tutti.

26 novembre 2013. Dati sempre peggiori sull’occupazione.

Le promesse mantenute. Ricordo il 1994, quando il nuovo si affacciava alle porte con la supposta ‘seconda repubblica’. Un nuovo, grande leader prometteva “un milione di posti di lavoro”. Ricordate? Ebbene si, signori, sembra impossibile, ma stavolta non si è trattato della solita promessa a vuoto, ma di una cosa seria. Anzi, si è andato oltre il milione di posti di lavoro! E tacciano i soliti incontentabili e bastian contrari, e la smettano di sottilizzare: egli non specificò se quei posti di lavoro li avremmo acquisiti o persi. Promessa mantenuta!

18 aprile 2014. Il governo Renzi inizia bene!

Il nuovo che avanza… o dalla padella alla brace?

C’era una volta il Gattopardo. Era colui che cambiava tutto per non cambiare niente. Adesso questo nuovo personaggio, con le sue mirabolanti promesse, sta cambiando tutto per cambiare veramente tutto: ma in peggio. Un esempio? Ha abolito le province per mettere al loro posto una farragine ancora più costosa. Ed è solo un esempio…

08 maggio 2014, il governo sta per varare una nuova, ennesima fregatura per i lavoratori.

Una volta si gridava ai dirigenti della sinistra: “Dì qualcosa di sinistra!”. Il tragico è che la ‘sinistra’, ora, sta FACENDO qualcosa di destra. Il greco Tsipras ha detto una cosa che dovrebbe far aprire gli occhi a tutti noi: Se la compressione e la limitazione dei diritti dei lavoratori fosse la condizione necessaria per lo sviluppo economico di un paese, il Bangladesh sarebbe la prima potenza economica al mondo. Come dargli torto? Quello che vuol fare il governo non farebbe che aggravare la crisi.

10 giungo 2014, di male in peggio

Oggi ho compilato il modulo per pagare IMU e TASI. Non fa’ notizia dire che il salasso è notevolmente aumentato rispetto all’anno scorso. E, ma guarda un po’ che caso, da Luglio aumentano i ticket per le prestazioni sanitarie. In generale: sono decenni che le tasse aumentano e i servizi rincarano da una parte, e dall’altra vengono tagliati. Si paga sempre di più e si ha sempre di meno perchè le casse sono sempre “esauste”. Vorrei rivolgere al buon Renzi il seguente quesito: non è che nonostante le sue brillanti parole, la politica non solo continua a rubare, ma ruba sempre di più?

16 maggio 2014. Agnelli rilascia due dichiarazioni molto significative. Al punto che non serve commentare.

Agnelli, Primavera 2014: “Spero che l’Inter perda”.  Successivamente, al momento dell’assegnazione ufficiale della terza stella: “non voglio la terza stella; la attaccherò sulle maglie quando gli altri avranno raggiunto la loro seconda, per rimarcare la differenza”. Perchè sprecare inchiostro per commentare?

Marzo 2018, analisi retrospettiva del momento politico attuale

Avevo diciassette anni. Il periodo storico erano gli anni settanta: grande fermento negli ambienti studenteschi, tanto impegno politico. Io ci mettevo il mio entusiasmo giovanile, ma ci credevo davvero in un società più equa, senza ingiustizie ed eccessive disparità sociali. Guardavo alla Cina di Mao Tse Tung (allora si scriveva così) con ammirazione; non sapevo ancora tante cose; la rivoluzione culturale sembrava una cosa ben fatta. Se non altro, è stata l’unica applicazione delle teorie marxiste che se ne è discostata di meno; ci voleva proprio il carattere nazionale dei Cinesi. Che poi sia finita come nella favola di Orwell sembra ora inevitabile, ma, proprio come nella favola di Orwell, c’erano tanti individui animati da propositi seri ed apprezzabili.

Con gli anni e le esperienze lavorative e di vita (in particolare dopo aver visto al lavoro gli impiegati pubblici) ho capito che l’essere umano, quello occidentale, è quanto di più storto, sbagliato, irrazionale ed egoista che si possa immaginare. Per realizzare qualsiasi utopia politica si deve essere tutti puri; hai voglia.

Ma torniamo agli anni settanta. Le discussioni di carattere politico sembravano più che altro dispute teologiche urlate; e c’era in me molta ingenuità e soprattutto molta impreparazione. Le lettura di decine di libri di storia mi ha in qualche modo aperto gli occhi e fatto capire molte cose.

Discutevo, in modo deciso ma senza debordare, con un conoscente che simpatizzava per il ventennio. Questi, un poco più vecchio di me, mi spiegò il funzionamento dell’economia di mercato, con un esempio molto schematico ma estremamente efficace. Lo scopo era quello di confutare il sistema economico di ideazione marxista. Lo riporto per sommi capi.

Io ho qualche denaro in tasca, vengo da te che produci mobili e compro da te dei mobili; in questo modo ti do’ da lavorare. Tu ora hai del denaro in tasca e vai da lui (c’era una terza persona ad assistere), che produce sci, e gli compri un paio di sci. In questo modo io ti ho dato lavoro e di conseguenza, tu ha dato da lavorare a lui. Poi lui darà da lavorare a me o a qualcun altro. Alla fine il denaro non è rimasto a lungo nelle tasche di qualcuno perché ha continuato a circolare e quindi a dare lavoro. La qualità della vita non sta nel denaro in sé, ma nelle cose che il denaro ti permette di acquistare, e sono quelle che ti danno il benessere.

Per quanto schematizzato e semplificato, trovo questo ragionamento estremamente istruttivo. Non seppi cosa ribattere, se non con argomentazioni dottrinarie.

Adesso, dopo soltanto una quarantina di anni, dopo aver messo Marx nell’armadio delle utopie, ho sposato un’altra ideologia: la Democrazia. Che purtroppo da noi in questi anni si è allontanata tanto da diventare a sua volta un’utopia: si vede che è nel mio destino!

Mi rifaccio al personaggio del cortigiano che ha popolato le regge finchè sono durate le monarchie assolute in Europa. Si trattava di individui che erano riusciti, a prezzo di mille sotterfugi, di pettegolezzi, di calunnie e di manovre di corridoio, a togliersi dalla massa della gleba per orbitare negli ambienti importanti. Questi individui guardavano con orrore al mondo da cui provenivano, e quindi lo disprezzavano e lo odiavano con tutte loro forze. Piuttosto che regredire socialmente, anche di poco, meglio la morte.

Torniamo all’esempio schematico di funzionamento dell’economia di mercato descritto prima, e mettiamoci appena appena un mattoncino in più. Io fabbrico mobili e lui fabbrica sci, ma abbiamo industrie con dipendenti. Tutta la differenza fra dittatura e democrazia si gioca sul rapporto fra gli uni e gli altri. Se gli imprenditori in uno stato democratico pagano ‘bene’ i dipendenti sindacalizzati, questi ultimi non solo arriveranno a fine mese, ma potranno permettersi qualcosina in più: mobili nuovi o andare a sciare, stando all’esempio. In questo modo gli imprenditori avranno un ritorno e saranno più contenti. Perchè? Perchè il denaro circola più copioso. Se viceversa uno stato autoritario usa la forza per mettere a tacere i lavoratori, l’imprenditore avrà maggiori margini, ma non sarà più ricco dell’imprenditore ‘democratico’, perchè il denaro circola poco. Mi domando: perchè gli imprenditori, in particolar modo da noi, preferirebbero pagare poco o nulla i dipendenti, meglio ancora farli lavorare gratis? Eppure dovrebbero saperlo benissimo che conviene pagarli. Se non li paghi, il denaro non circola; ci rimettono tutti, anche i padroni. E’ quello che sta succedendo in Italia da anni. Fenomeno aggravato dalla delocalizzazione; che lascio stare, troppa carne al fuoco.

Qui entra in gioco la mentalità sciocca e ottusa. L’irrazionalità ha il sopravvento. La fobia del cortigiano ha il suo ruolo determinante. Il feticcio ideologico dell’anticomunismo alimenta questa sottocultura antipopolare. Il ricco non si accontenta di essere ‘più ricco’, ma vuole essere ‘più ricco di’; vuole che ci sia una forbice di condizioni di vita aperta al massimo possibile: lusso e sfarzo da una parte e miseria e fame dall’altra. Non gli importa più di tanto di vedere le proprie ricchezze raddoppiate, ma gli preme maggiormente che l’odiato nemico conduca una vita derelitta e di stenti.

Se tutti gli storici concordano sul fatto che il fascismo è nato, è vissuto ed è morto nella violenza e con la violenza; purtroppo essi invece sorvolano su questo aspetto culturale grossolanamente ottuso e becero che il ventennio ha avuto, o comunque non lo accentuano come, ritengo, meriterebbe. Gli Italiani, sotto la dittatura, hanno fatto esattamente quello che fanno tutti i popoli che si lasciano imporre l’autoritarismo: hanno tirato la cinghia. Non lo dicono solo i libri di storia: me lo hanno raccontato direttamente i protagonisti che lo hanno vissuto. Ho sentito storie veramente drammatiche di povertà e di deprivazione.

E c’è sempre della brace sotto la cenere, e qualcuno ci soffia. Guardiamo in casa nostra, l’icona dell’imprenditoria italiana. Nessuno ha mai fatto caso come Gianni Agnelli non cercasse nemmeno di celare il suo disprezzo per tutte le persone del mondo, esclusa la sua famiglia? Non è che un esempio, naturalmente. E’ risaputo che quando il mercato tirava lui chiedeva gli straordinari agli operai e guadagnava; quando invece le cose andavano male le sue perdite erano pagate dallo stato, cioè da noi, con la cassa integrazione. Quando le marche tedesche sfornavano modelli di qualità e facevano grandi affari, lui produceva le Panda coi ‘ravioloni’ al posto dei poggiatesta e le Uno coi circuiti elettrici stampati nelle lamiere, che al primo temporale la macchina si fermava e si accendeva come un albero di Natale. Però aveva dei margini più alti, vuoi mettere. Ancora alla fine degli anni novanta l’operaio Wolksvagen guadagnava più del doppio dell’operaio Fiat, lavorava meno ore, e con l’orario elastico. Eppure la Wolksvagen aveva utili ben maggiori della Fiat, la quale peraltro eludeva gran parte delle tasse. Ma lui non si avvedeva di nulla, era contento così; preferiva questa politica industriale gretta e ottusa, direi quasi da bottegaio. Pensava più alla sua Juventus che al resto dell’Italia. Siamo nel 2018 e le marche tedesche sono ancora lì nonostante le note disavventure e stanno investendo cifre iperboliche nella trazione elettrica. La famiglia Agnelli che fa? Sta alla finestra e aspetta gli eventi.

Il comunismo ora è morto, sconfitto, sepolto, persino ridicolizzato da qualcuno. Appartiene oramai ai libri di storia. Problema risolto? Ora che ce lo siamo tolto di torno, possiamo guardare ad un radioso futuro?

Parrebbe proprio di no. Eppure la soluzione ai nostri problemi ce l’abbiamo sottomano, facile facile, è già scritta nero su bianco ed è stata pure promulgata: si chiama ‘Costituzione della Repubblica Italiana’. Basterebbe solo metterla in pratica, e magari non stravolgerla, che ce vò?

Annunci

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Google photo

Stai commentando usando il tuo account Google. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.